Il deputato Cè e il dispregio della legge
5 Settembre 2005
Egregio Direttore,
il deputato leghista Cè, eletto consigliere regionale lombardo nella lista Formigoni, non ha lasciato il posto nel parlamento nazionale nonostante un preciso obbligo di legge.
Ha quindi mantenuto il “doppio cadreghino” nonostante fosse obbligato alle dimissioni entro 10 giorni e non si comprende l’inerzia del Presidente della Camera nel pretendere il doveroso rispetto della legge.
Dobbiamo quindi assistere, ancora una volta, a un episodio di disprezzo (piccolo ma significativo) da parte di un esponente leghista nei confronti di norme costituzionali che regolano i rapporti fra i cittadini italiani.
Con il disinvolto utilizzo, a fini personali e partitici, di funzioni pubbliche che dovrebbero essere al servizio del paese.
E’ l’ennesimo insulto a tutti noi da parte di un rappresentante di quell’esigua minoranza della nostra popolazione che si è arrogata il diritto di proclamarsi interprete del popolo padano.
Per questa nuova piccola “razza padrona” la legge esiste solo quando fa comodo.
E “Roma ladrona” è uno slogan utile ad abbindolare gli sprovveduti che servono per le elezioni.
Ma noi continuiamo a tollerare, qualche volta per quieto vivere e talvolta per qualche misero interesse.
E lasciamo spazio a piccoli centri di potere che crescono grazie a parole d’ordine, qualunquiste e xenofobe, che fanno leva sulle paure e l’ignoranza di quella popolazione più semplice che dovrebbe invece essere aiutata a capire.
Con il ritorno di rigurgiti razzisti che in qualsiasi nazione civile sarebbero stroncati sul nascere, o comunque emarginati, da tutti coloro che si riconoscono nei principi costituzionali della nostra Repubblica.
Ma dalle nostre parti, per miserabili e miopi calcoli elettorali, questo sembra non convenire a tutti.
E continuiamo a giocare col fuoco.
Un cordiale saluto



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