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Lega e Istituzioni: «nella casa comune si accettino le regole comuni»

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27 Luglio 2005

Egregio Direttore,
mi scusi se intervengo ancora una volta ma non ce la faccio proprio a trattenermi di fronte al totale stravolgimento dei fatti.
Un suo lettore, che preferisce mantenere l’anonimato, le scrive lamentando un attacco alla Lega ed arrivando, lui, a dichiararsi perseguitato (“non abbiamo più il diritto di parola, non abbiamo più il diritto di pensiero e non abbiamo più neanche il diritto di cittadinanza”).
E questo piagnisteo arriva da parte di un simpatizzante di un movimento che con il 3% dei voti ricopre i più importanti incarichi ministeriali, ha la gestione di larga parte della RAI e si è intrufolato in centinaia di aziende ed enti pubblici, a cominciare dall’ANAS e dagli aeroporti.
E questo signore lamenta una limitazione alla sua libertà.
Ma di quale libertà parla?
La libertà di “pulirsi il c… con la bandiera italiana” come dichiarato dal senatore Bossi?
La libertà di gridare “Italia vaf…….” come hanno fatto gli esponenti leghisti a Strasburgo?
La libertà di inscenare una becera gazzarra, di fronte all’Europa intera, contro il nostro Presidente della Repubblica?
La libertà di disattendere la nostra Costituzione in materia di diritti civili e libertà religiosa?
E per quante righe e pagine potrei continuare con questo elenco di insulti alla Ragione, prima che all’Italia?
Sappia, caro amico che “nella terra dove sono nati i nostri padri ed i nostri nonni” non vive solo lei.
Insieme a Lei vivono milioni di altri cittadini, e sono la stragrande maggioranza del Paese, che – al contrario di Lei -si riconoscono in questa Repubblica e nel suo patto costituzionale.
E che sono fieri della nostra civiltà e democrazia, nate dal sangue di chi è morto per il nostro Risorgimento che è iniziato duecento anni fa e che si è concluso con la lotta di liberazione contro il fascismo.
Questa non è casa sua, egregio signore, è casa nostra.
E’ la casa dove Lei abita insieme a me e insieme ad altri 60 milioni di cittadini con uguali doveri e diritti.
Per questo qualcuno ha sentito il dovere di richiamare il suo partito alle regole della buona educazione e della civiltà:: perchè nella casa comune si accettano le regole comuni.
E quelle regole, in Italia, sono scritte in un libro che si chiama Costituzione della Repubblica Italiana.
Un fraterno saluto

Angelo Protasoni - Gallarate

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