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Parcheggio della stazione di Morosolo: serve il morto per avere un marciapiede?

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1 Giugno 2005

Dal momento che il mio primo intervento a proposito del Pratone di Velate è riuscito a scatenare un interessante quanto acceso dibattito, posso dire di averci preso gusto,
per cui sollevo un’altra questione che mi sta a cuore: la sopravvivenza di tutti quelli che, come me, prendono ogni giorno un Laveno-Milano-Laveno alla stazione di Morosolo-Casciago e parcheggiano l’auto in via Salvo D’Acquisto.
Per una volta, il problema comincia prima di salire sul treno, con buona pace delle Formigoni Nord Milano. Ma solo per una volta.
Vengo al dunque. Dal momento che la capienza del parcheggio della stazione incustodita, inadeguata, impresentabile, soddisfa a malapena le esigenze di un parco macchine fine anni cinquanta, la gran parte dei clienti (oggi si dice così)delle FNM deve arrangiarsi dove può.
E se vuole evitare una multa per divieto di sosta (vedi via F.lli Bandiera), finisce per parcheggiare in via Salvo d’Acquisto, la penultima laterale sulla discesa (o salita) della strada principale (via Manzoni?), un centinaio di metri prima della stazione. Al di qua dei binari, ragionando pro-Casciago.
Bene. In questi cento metri da pedoni si rischia non poco.
La strada è stretta e percorsa nei due sensi da auto, pulmann di linea, trattori e persino autoarticolati
(senza trascurare gli indispensabili SUV che i varesini tanto amano). Ovviamente non c’è marciapiede, ma si può scegliere se affrontare il percorso all’apertura delle
sbarre, intossicandosi in colonna per gli scarichi ma approfittando di velocità ridotte in caso d’impatto, o aspettare un traffico più fluido e rado, sperando però di non trovarsi a dover condividere la carreggiata
contemporaneamente a due auto, di quelle che arrivano così allegre da lasciare mezza coppa dell’olio sul dosso dei binari (e qui uno capisce finalmente a cosa servono i SUV). Perché in quel caso in tre non ci si passa, e tra due auto e un pedone si sa qual’è il più fragile.
Perdipiù, ogni stagione ci mette del suo: d’inverno, buio presto o buio tardi, data un’illuminazione stradale da coprifuoco, converrebbe indossare il giubbotto rifrangente,
mentre d’estate la rigogliosa crescita delle infestanti lungo il terrapieno a lato della strada consiglia il machete o il camminare ancora più pericolosamente all’interno.
Per avere un marciapiede ci vorrà il morto, dice qualche pessimista.
Io invece dico che non basterebbe nemmeno quello.

Paolo Pedrazzini

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