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Il pronto soccorso di Varese non è normale

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11 Febbraio 2005

Egregio direttore,
Leggo con molto piacere della presa di posizione di Reguzzoni, la situazione del Pronto Soccorso di Varese è veramente inaccettabile, e purtroppo ho dovuto constatarlo sulla pelle di mia madre:

Mia madre era una persona di 65 anni, con una grave forma di osteoporosi che le aveva in parte deformato la spina dorsale e con diversi disturbi alimentari.

Nel settembre del 2004 si presenta un forte dolore alla gamba sinistra, il medico condotto ci consiglia di andare al pronto soccorso, lì viene sedata e lasciata in una stanzetta per un mezz’ora circa, in attesa del medico. La stanzetta conteneva a stento tre barella e circa 8 parenti accalcati. (confermo quanto pubblicato da VareseNews, alla richiesta della padella, l’infermiera di turno mi indica dove andare a prenderla…)

In seguito alla visita del medico viene dimessa con la richiesta di una TAC lombare, che però non si può fare subito (ovviamente… ), si sospetta una compressione del nervo sciatico o qualche altra complicazione dovuta alla situazione della sua schiena.

In attesa della TAC le crisi si ripresentano, inizialmente con una frequenza quindicinale, poi verso la fine di ottobre diventano sempre più frequenti.

A fine ottobre mia madre è stata ricoverata, visitata e dimessa dal Pronto Soccorso di Varese 5 volte.

La TAC non ha dato segni di ernie o particolari problemi neurologici, veniamo comunque indirizzati al centro per la terapia del dolore, la diagnosi è di nevralgie acute causate dal cedimento della colonna vertebrale.

Nel frattempo mia madre, persona già magra e debilitata, passa dai 44 ai 36 Kg. di peso, ad inizio novembre siamo sempre più preoccupati sia per il dimagrimento che per la frequenza quasi quotidiana delle crisi.

Otteniamo, solo grazie all’interessamento di un amico di amici (funziona ancora così!), il ricovero in medicina generale.

Mia madre viene ricoverata il 15 novembre. Il 18 novembre viene operata d’urgenza all’intestino, un tumore al colon in stato avanzato le ha creato una perforazione ed un collasso intestinale.
Sopravvive all’intervento ma morirà nella notte tra il 18 e il 19. Cinque ricoveri al Pronto Soccorso.

Tralasciamo per un attimo le condizioni in cui si trova un ricoverato al pronto soccorso, che al sabato pomeriggio sono a livelli di terzo mondo, la cosa che più mi ha colpito è che in 5 visite differenti nessuno abbia mai riconosciuto i sintoni di un tumore al colon, nessuno ha mai pensato ad indagare in direzioni diverse dalla prima diagnosi legata ai suoi problemi neurologici.

Anche nel nostro caso la famiglia non ha valutato opportuno procedere per vie legali, il tumore già a settembre era in stato avanzato (il dolore – ci hanno detto poi – inizia quando ormai le metastasi sono diffuse… ), mia madre non avrebbe avuto possibilità.

Non ci sto però a vedere scritto che il Pronto Soccorso di Varese è normale, non è vero, le condizioni a cui sono sottoposti i pazienti sono a volte inaccettabili, come dimostrato dal caso di mia madrea.

E’ ora che vengano presi dei provvedimenti: chi ha sbagliato paghi.

A disposizione con la documentazione medica per approfondimenti.

Walter Tallachini

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