Ci sono le scritte naziste e la gente pensa ai saldi
11 Febbraio 2005
Egregio direttore
Sono passati dieci giorni dalla Shoah di cui i media hanno parlato, giustamente, a macchia d’olio, in maniera ossessiva come si doveva. Grandiosa, nella sua immensa tristezza e desolazione, la celebrazione ad Auschwitz. Persino Jahvé questa volta ci si è messo per dare un tocco perfetto alla sceneggiatura, facendo cadere la neve sugli indomiti quaranta capi di Stato. E se per la Spagna le gesta del Cid Campeador sono ormai lontane non è lo stesso per noi: il nostro Silv Conquistador, scimmiottando Prince Charles per fare “royal” non ha mancato di aggiungere che anche lui, quest’estate, avrebbe mandato i figli a visitare i campi di sterminio. Quasi un nuovo trend, insomma, prima si mandavano i figli al campo americano ora si mandano a visitare i campi di concentramento. D’estate, poveri cari, perché adesso fa freddo, la neve va bene per lo sci, non per congelare almeno un poco, o solo per qualche tempo, la superficialità e l’ignoranza storica dei virgulti che saranno la classe dirigente di domani.
Quanti saranno stati i telespettatori che, in questa affermazione, avranno capito la manipolazione per ingraziarsi gli elettori…Ma il nocciolo della questione è che, malgrado questa lodevole iniziativa internazionale, sembra che la nostra gente non ricordi ancora abbastanza, anche se persino qui il tempo si era vestito a lutto, mesto e grigio. La sua cupezza non poteva che aggiungere pathos, rimorso, vergogna per quei sei milioni di morti. Eppure, “per ricordare”, degli stolidi privi di coscienza hanno graffitato frasi pro nazista e, vagando nelle vie della città con il mio orecchio “bionico” da giornalista, non ho udito nessuno commentare questo triste anniversario. Le “sciure” guatavano i saldi e i “sciuri” si occupavano dei loro affari. Auschwitz o meno, bisogna pur vivere… Ed è questo che incute paura. Non bastano le celebrazioni eclatanti se queste non riescono ad arrivare sino nelle coscienze della gente comune, Mi sarebbe piaciuto poter stabilire una statistica: quante famiglie ne hanno parlato quel giorno, per esempio a cena, genitori e figli, nonni e nipoti ?
Ricordo una conversazione recente con un’amica, grande donna, moglie di un luminare varesino, che ha perso molti membri della sua famiglia. La ferita c’è, sanguina ancora, non si richiude, mai.
E allora sulle ceneri di sei milioni di morti varrebbe la pena di soffermarci di più, come facciamo davanti alle vetrine dei saldi, abituando le nostre coscienze a guardare oltre il nostro ristretto ma confortevole giardino dell’anima. Per vedere e ricordare che la bestia può trovarsi, ancora, appena aldilà del muro di cinta…



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