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Carcere, precisazioni dall’ex sindaco

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16 Novembre 2004

Egregio Direttore,
ho letto l’editoriale del dottor Vedani che ho molto apprezzato per l’equilibrio delle argomentazioni e per le considerazioni sulle (non) scelte che da troppi anni caratterizzano la politica varesina.
Avendo ricoperto la carica di Sindaco di questo Comune negli ultimi 14 anni e di Vice Sindaco dal giugno scorso ho il dovere di fare alcune precisazioni sull’ultima parte dell’articolo quando scrive “…non mi sento di accostarla (Gazzada Schianno) quanto a inettitudine a Varese…e, anche se respinta, se Gazzada Schianno avesse accennato a ipotesi diverse per la sede del carcere…”..
Perchè dissento da questa considerazione? perchè in questi anni di fronte alla nostra volontà di non subire passivamente le scelte di Varese abbiamo cercato inutilmente un dialogo con gli Amministratori varesini. Purtroppo la loro risposta e di alcuni dei segretari dei partiti che governano Varese è quasi sempre stata la stessa: ognuno decide sul proprio territorio come meglio crede, quindi Gazzada Schianno non ha alcun titolo per entrare nel merito di scelte che competono solo ed esclusivamente a Varese ( con parole più appropriate questa è la motivazione principale delle osservazioni fatte dai legali del Comune di Varese al ricorso da noi presentato al TAR sulla localizzazione del carcere).
Abbiamo inviato lettere, documenti votati all’unanimità dal Consiglio Comunale, proposto incontri sul tema: l’unica risposta prima che il Consiglio Comunale di Varese deliberasse la localizzazione del carcere lo scorso maggio è stato un incontro avvenuto il 17 novembre di un anno fa con il Sindaco Fumagalli.
Ma non ci siamo limitati solo a questo: nell’assemblea di Varese Europea il 25 novembre 2003 su proposta del Sindaco Fumagalli e mia è stato approvato all’unanimità l’inserimento nel documento programmatico del Piano Strategico per l’Area Varesina il problema della localizzazione del carcere e le sue conseguenze sul territorio.
Questo è stato caparbiamente voluto da noi perchè eravamo e siamo convinti che un intervento così importante dovesse essere oggetto di attenta analisi da parte dei rappresentanti di tutto il territorio varesino (Varese Europea conta circa 70 o più tra Comuni, associazione di categoria e altri enti). Perchè eravamo e siamo convinti che il “non nel mio giardino” è l’atteggiamento più usato e sbagliato quando si parla di certi temi ma per correggerlo occorre agire in modo diverso.
Proprio per questo eravamo e siamo convinti che un approccio diverso nel metodo può portare ad accettare, se non proprio condivere, scelte che comunque chi governa deve fare.
Ma esse devono scaturire da analisi, studi e valutazioni fatte con l’unico obiettivo di individuare la soluzione migliore; in questo caso in presenza di scelte “dolorose” il compito di Amministratori seri e responsabili sarà quello di far accettare la soluzione proposta ai Cittadini: sono sicuro che così facendo se non tutti saranno contenti molti saranno costretti ad uscire dalla logica del “non nel mio giardino” accettando, magari con il muso lungo, una scelta che non potrà essere criticata per l’improvvisazione e per la sua calata dall’alto ( a titolo di cronaca ricordo che in meno di due anni è stata cambiata per ben tre volte la scelta dell’area del carcere!).
Penso che noi Amministratori di Gazzada Schianno l’impegno per confrontarci con Varese proponendo non aree nuove ma percorsi, questi sì nuovi, per esercitare in modo responsabile il nostro compito di governo del territorio l’abbiamo messo tutto.
Purtroppo c’è rimasta, forse, solo la speranza di “trattare” con Varese la realizzazione di quelle opere che, già indispensabili oggi, si spera possano mitigare l’impatto che, è certo, il carcere di Varese avrà a casa nostra.
Nel ringraziarla per l’attenzione che sempre ci riserva la saluto cordialmente

Alfonso Minonzio

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