Giovani imprenditori, la sfida è il lavoro
Tra durezze e dialogo si è svolta l'assemblea del gruppo Giovani Imprenditori di Univa: nel segno di un bisogno di nuove relazioni industriali
Parte dalla necessità di trovare un nuovo modo di confrontarsi con i lavoratori, cominciando da valori nuovi e nuovi punti di partenza, l’Assemblea 2008 del Movimento del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese che, all’interno dell’Unione Industriali, rappresenta i titolari d’impresa con meno di 40 anni. Una compagine associativa che conta 287 iscritti e che al Centro congressi Ville Ponti di Varese ha fatto, come da tradizione, il punto della situazione.
“I giovani: impresa e mondo del lavoro” è stato il tema che ha fatto da filo conduttore all’assise, alla quale il Gruppo è arrivato per tappe. Nelle scorse settimane, infatti, si sono svolti due forum che avevano come protagonisti i giovani imprenditori del Gruppo: argomenti affrontati il salario, la produttività, la flessibilità, la concertazione, il dialogo sociale, la politica dei redditi, il rapporto con il sindacato, la contrattazione collettiva.
Temi che la tavola rotonda svolta durante l’Assemblea e moderata dal giornalista del Corriere della Sera Franco Tettamanti, ha ripreso. Il punto di partenza è stata la relazione del presidente dei Giovani Imprenditori Alberto Parma, che non ha risparmiato durezze, sottolineando come sulle questioni aperte sul fronte del lavoro ci siano ancora “delle difficoltà di ordine culturale, per non dire di natura ideologica, ancora tutte da superare” o sul fatto che l’opinione che il lavoro stia diventando sempre più precario non sia vera: “Sono i numeri a dire che questa immagine diffusa nell’opinione pubblica, almeno per l’industria: nel quarto trimestre del 2007 gli occupati dipendenti permanenti sono cresciuti del 2,9% rispetto all’anno prima. Quelli con contratto a tempo pieno sono cresciuti del 2%. Il tutto a fronte di una crescita totale dell’occupazione dell’1,3%” Risultati per i quali “qualche merito lo si deve riconoscere anche alla maggiore flessibilità derivata dalla cosiddetta legge Biagi” e che nel parlare di flessibilità e precarietà ”L’arroganza intellettuale di pochi rischia di nuocere a molti”.
“Il nostro è un Paese – haaggiunto Marco Campanari, Presidente Comitato Regionale Giovani Imprenditori di Confindustria Lombardia – che non può più permettersi di non mettere mano alle regole che governano le relazioni industriali. Un sistema che deve essere reso più moderno, per togliere alle imprese quel peso che continua a frenarci in maniera sempre più forte”.
Ma benchè dure, le parole di Parma e poi di Campanari, sono innanzitutto e ugualmente una richiesta di dialogo. Come ha detto durante il suo intervento il Presidente dell’Unione Industriali, Michele Graglia, provengono infatti da quei giovani imprenditori “definiti in vario modo, indicati come l’anima critica, come il futuro. Di certo rappresentano una risorsa per tutto il Paese”.
E a quelle voci critiche hanno provato a rispondere i partecipanti alla tavola rotonda. Innanzitutto con la precisazione di Michele Tiraboschi, Direttore del Centro Studi Internazionali e Comparati “Marco Biagi”, Che ha cominciato col rilevare com “in Confindustria si respira aria nuova, soprattutto quando si dice che le relazioni industriali sono fattore di competitività”.
“Noi non stiamo più nella competizione globale come singola impresa o gruppi di lavoratori: o c’è un sistema paese che condivide gli obiettivi, o non c’è nulla” sono le parole di Valeria Fedeli, Segretaria Generale Nazionale della Filtea-Cgil “E bisogna ammettere che alcune imprese, una parte del sindacato e alcune istituzioni non sono ancora pronti al dialogo. Noi invece, che abbiamo delle responsabilità e queste responsabilità le sentiamo su di noi, siamo già pronti”
Cosa fare per far ripartire il volano delle relazioni industriali? Rimettere in circolo le idee, ripartendo innanzitutto dalla formazione. “Quando si chiude il circuito delle idee – ha affermato Alberto Ribolla, Amministratore Delegato della Sices Spa ed ex Presidente dell’Unione Industriali – si chiude il circuito della ricchezza. Parlando di Varese investimmo noi stessi imprenditori oltre 50 milioni di euro nella creazione di un’Università, la Carlo Cattaneo – LIUC. Dimostrazione che le imprese hanno voglia di competere anche sul fronte della formazione”. Che è il caposaldo del futuro economico della nazione: “La formazione – ha convenuto Valeria Fedeli, Segretaria Generale Nazionale della Filtea-Cgil – è centrale. Investire sulla conoscenza vuol dire investire in cultura, in un terreno comune per tutti: per impresa, per studenti, per lavoratori. Se tutti mettessimo al centro conoscenza e formazione, allora avremmo tutti reciproche responsabilità per ogni azione di intervento aziendale e sindacale”.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
mike su La neve in montagna continua a sciogliersi. Contro la siccità si aspetta la pioggia
Felice su La festa "techno" nei boschi di Lonate Ceppino causa proteste
Rolo su Pullman in sosta con i motori accesi, la segnalazione e la risposta di Autolinee Varesine
lenny54 su "C'è del dolo nelle modifiche al Superbonus"
Felice su Architetti, geometri, ingegneri e costruttori all'unisono: "Da Super Bonus a Super Malus"
Felice su Dentro la loggia del Battistero di San Giovanni a Varese restituita alla città









Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.