Premio Toyp 2008, i “magnifici cinque”
Cinque "storie esemplari" per l'annuale premio della Junior Chamber International: fra questi anche lo sportivo Fabrizio Macchi e la ricercatrice Laura Pentassuglia
Si è svolta ieri sera ai Molini Marzoli di Busto Arsizio l’annuale cerimonia di consegne dei premi Toyp (The Outstanding Young Person) provinciali 2008, organizzata come sempre dal Lom Varese della Junior Chamber International, che ha avuto di recente anche l’onore di ospitare il presidente mondiale della JCI, l’irlandese Graham Hanlon. A presentare, come sempre, la giornalista Chiara Milani.
Cinque i giovani tra i 18 e i 40 anni della nostra provincia premiati per l’impegno e i risultati ottenuti in distinte aree professionali e non solo: cinque "storie esemplari". Questi i vincitori: per il volontariato Veronica Tamborini, 22enne di Laveno Mombello; per il business il 39enne Andrea Colombo, di Busto Arsizio; per la cultura Sabina Pellizzari, 35 anni, di Olgiate Olona; per la ricerca la 32enne Laura Pentassuglia, di Malnate ma "trapiantata" per lavoro in America; per la crescita personale e lo sport l’"airone" Fabrizio Macchi, 37 anni, di Varese.
I vincitori
Veronica Tamborini
A ventidue anni appena si è meritata il premio del Lom Varese della JCI per l’impegno mostrato con la Est onlus, associazione che organizza campi di volontariato nei Paesi dell’Est europeo – Romania, Bulgaria, Russia, Moldavia, Ucraina – portando animazione e allegria in orfanotrofi e reparti ospedalieri pediatrici, e vivendo a contatto con bambini e ragazzi vittime di situazioni economiche e sociali tuttora assai difficili. Veronica ha cominciato a diciassette anni a partecipare ad attività di volontariato all’estero. «È nata quasi per caso, dalla voglia di qualcosa di cmpletamente nuovo, di aiutare ragazzi meno fortunati di noi. Ai giovani dico di provarla, è un’esperienza che segna la vita in positivo. Ricordo ancora un bambino rumeno di un orfanotrofio che sulle mani con il pennarello mi scrisse "te iubesc", ti voglio bene. Da allor atorno a trovarlo tutti gli anni, lui e tanti altri che seguiamo».
Andrea Colombo
Self made man: così è stato definito il 39enne Colombo, che ieri ha ricevuto ben altro premio che il Toyp: è diventato papà per la prima volta. Manager in un importante gruppo tessile multinazionale, era partito ventenne come apprendista magliere, facendo poi carriera alla Bellora grazie al mix di dinamismo e mabizione che lo caratterizzano. È stato definito anche «un manager operaio», che, parole sue, «impara di persona a fare le cose per poter stabilire come farle al meglio». I suoi principi? Rsipettare gli altri e il loro lavoro, saper fare squadre, tenere allenati e svegli mente e corpo. «Il tessile?» dice de suo settore. «Ci credo, ma in un tessile adatto ai tempi, tecnologico, fatto di qualità e ricerca».
Sabina Pellizzari
Trentacinquenne di Olgiate, madre di tre bambini, è premiata per l’impegno a favore del coro di voci bianche Zephiro, che difonde la cultura musicale tra i più piccoli. «Sono molto bravi i bambini, di una costanza disarmante» dice del coro,e sibitosi in sala Tramogge fra gli applausi. Un’esperienza che avvicina i ragazzini al bel canto, di generi diversissimi tra loro, ma anche alle lingue straniere. Nei prossimi giorni il coro farà audizioni nellesuole del territorio, alla ricerca di nuovi talenti da valorizzare. Per Natale sarà realizzato un CD il cui ricavato andrà in beneficenza a un ospedale pediatrico.
Laura Pentassuglia
Malnatese, trentadue anni, Laura vive e lavora a Nashville, negli Stati Uniti, presso il Vanderbilt Center, dove è ricercatrice. A ritirare il premio è stata sua madre: gli impegni non le consentivano di tornare in Italia. Il suo lavoro è particolarmnte concentrato sui tumori al seno e sui nuovi medicinali e chemioterapici. In particolare il trastuzumab, un anticorpo monoclonale usato nei tumori al seno positivi ad HER2. Nell’intervista registrata giorni fa durante un breve ritorno a casa, la ricercatrice invita i giovani a provare l’esperienza del lavoro all’estero: «Qui in America c’è fame di ricerca, ti aprono tutte le porte. So che è difficile lasciare gli affetti e il proprio Paese, ma i risultati raccolti lo valgono: per me la massima soddisfazione è stata di veder riconosciuti i miei studi. Ho lasciato l’Italia perchè da laureata che voleva intraprendere un cammino di ricerca non volevo continuare a dipendere dai miei. Ai ragazzi dico che bisogna provarci, non aver paura di lasciare tutto per la nuova esperienza, dire almeno di averci provato, per non vivere poi con il rimorso di non averlo fatto».
Fabrizio Macchi
Trentasette anni, varesino, campione di ciclismo, è l’emblema vivente della forza d’animo e della voglia di vivere. Mutilato di una gamba a seguito di una lunga e dolorosa malattia patita nell’adolescenza, dopo tre anni e mezzo d’ospedale e decine di interventi è tornato a vivere grazie alla fisioterapia e allo sport. Oggi è sposato e ha un figlio. Medaglia di bronzo ad Atene nell’inseguimento, si sta allenando per le Paralimpiadi di Pechino. Già giornalista sportivo per Sky, ha scritto l’autobiografia "Più forte del male"; sulla sua storia anche una rappresentazione teatrale, "Io non mi fermo". a sua lezione? «La vita è un dono, è bella e merita di essere vissuta. Tutto è possibile, bisogna provarci». La sua molla, oltre a una forza incrollabile e a uno spirito positivo, è stata la commiserazione altrui, le domande e gli sguardi stupiti che gli rivolgevano: «Io ho una disabilità che si vede, ma tanti ne hanno di invisibili, e neppure se ne rendono conto».
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