La sicurezza sul lavoro? S’impara all’Insubria

Dal 2003, all'Università è attiva una laurea triennale che forma esperti della sicurezza del lavoro e dell'ambiente. Una realtà unica in Italia

Dal 2003, l’Università dell’Insubria ha attivato un corso di laurea in ingegneria della sicurezza del lavoro e dell’ambiente. Il primo anno fu un vero boom di iscrizioni: 154 studenti di ogni parte di Italia divennero matricole  dell’Insubria. Si trattava, soprattutto, di addetti alla sicurezza ( RSPP: responsabile della sicurezza, della prevenzione e della protezione) che volevano perfezionare il loro percorso formativo.
Dopo quell’exploit, l’Insubria decise di introdurre il numero chiuso per permettere una didattica di qualità: settanta nuovi studenti ogni anno. Anche l’ultimo anno accademico, nonostante il Ministero dell’Università abbia soppresso gli accessi programmati, ha mantenuto il trend.

«Il nostro corso – spiega il responsabile Giordano Urbini – seguì di pochi anni l’istituzione di un percorso di ingegneria sulla sicurezza nei posti di lavoro che fece La Sapienza nella sede distaccata di Civitavecchia. La nostra offerta, però, fu innovativa perché noi abbinammo sicurezza nei luoghi di lavoro e questione dell’ambiente, creando una figura completa per rispondere alle necessità delle aziende.

Qual è il percorso formativo?
Oltre alle materie di base dell’ingegneria, ci sono quelle
scientifiche, come scienza delle costruzioni, e quelle
professionalizzanti necessariamente interdisciplinari che spaziano
dalla medicina (igiene del lavoro o pianificazione delle emergenze
sanitarie), all’ingegneria (sicurezza e analisi del
rischio, organizzazione della sicurezza) all’ambiente ( ingegneria
sanitaria, gestione dei rifiuti). Per affinare la sensibilità e la
cultura dei nostri studenti, proponiamo, inoltre, una materia
fondamentale: etica di impresa e dell’ambiente.

Stage? Tirocini?
Dal secondo anno, i nostri studenti seguono seminari professionalizzanti e convegni, ascoltando esperti sia italiani sia stranieri. Inoltre, cerchiamo di far fare ad ogni studente un’esperienza di stage in azienda da cui, di solito, si sviluppa il lavoro della tesi. Sono molte le realtà varesine e milanesi con cui abbiamo rapporti e spesso non riusciamo ad esaudire le richieste. Abbiamo rapporti con molte aziende o enti come Whirlpool, BTicino, Carlsberg, Usag, Lamberti, Mascioni, Seterie Montero, Civelli costruzioni, Impresa Albini e Castelli, FedEx Malpensa, CCR, Prefettura, Asl, Provincia di varese, Prefettura, oltre a numerosi studi di consulenza.

Da dove arrivano i vostri iscritti?
Il primo anno giunsero un po’ da tutt’Italia. Ora arrivano soprattutto da questo territorio  

Gli sbocchi professionali sono, attualmente, reali o “futuribili”?
I nostri ragazzi sono immediatamente assorbiti dal mondo del lavoro, tanto che non riusciamo trattenere nessuno in facoltà per intraprendere una carriera accademica. Il problema è che oggi ci sono
talmente pochi corsi di laurea che il Governo è dovuto ricorrere alla
formazione degli RSPP con corsi di 120 ore. Tutti sanno, però, il
valore di una formazione accademica, tanto che, soprattutto il primo
anno, le nostre matricole sono state soprattutto i responsabili che volevano ottenere la formazione universitaria.
Purtroppo, la crisi che sta attraversando l’università non permette di essere ottimisti sull’apertura di ulteriori corsi uguali al nostro, così il numero dei laureati, specializzati in un campo così delicato, rimarrà marginale.

All’Insubria c’è solo la laurea di base. Quando ci sarà la specialistica?
Noi avevamo tutto pronto, poi, come dicevo, i tempi si sono fatti difficili e non credo che si possa sperare in una soluzione veloce. I nostri studenti, però, possono proseguire senza problemi la formazione al Politecnico di Milano che hauna specialistica in sicurezza del lavoro pur non avendo la laurea triennale. Chi volesse continuare nel campo dell’ambiente, può andare a Pavia.

 

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Pubblicato il 07 Marzo 2008
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