Il guappo dal cuore d’oro emoziona Varese
Un grande Carlo Giuffrè ha entusiasmato l'Apollonio con "Il sindaco del rione Sanità". La commedia replicherà fino a giovedì
Una finestra illuminata di rosso sangue, e una sedia vuota bianca e luminosa. Così si è concluso ieri sera "Il sindaco del rione Sanità", la celebre commedia di Eduardo De Filippo portata a Varese da uno straordinario Carlo Giuffrè. In questa finale metafora scenografica, frutto del lavoro di Aldo Terlizzi, si può riassumere la straordinaria capacità di De Filippo di prevedere, nel 1960, quello che sarebbe accaduto in sud Italia negli anni successivi, fino ad oggi.
Quella sedia luminosa, è lasciata vuota da Don Antonio Barracano, il personaggio interpretato da Giuffrè. Sulla carta dovremmo definirlo un guappo o un camorrista, eppure per De Filippo doveva essere un vero eroe, un uomo dal grande valore morale che prova a mantenere l’ordine in luoghi nei quali la giustizia non sa lavorare. "La legge non ammette ignoranza", ricorda giustamente Barracano, "Allora non ammette i tre quarti della popolazione". Proprio l’interpretazione di Giuffrè ha caricato il personaggio di un’ulteriore dignità, una compostezza ed una raffinata dialettica degne di un vero uomo d’onore, e soprattutto di un padre dolce e affettuoso con i tre figli.
In contrapposizione, quella finestra rossa rappresenta una nuova epoca, che si apre dopo la morte di Don Antonio. Un’epoca di vera camorra, di sangue e di faide, proprio quello che il protagonista ha provato ad evitare fino all’ultimo, con lo stesso sacrificio della morte.
Il testo di De Filippo vince ancora per attualità, con una brillantezza che ha saputo colpire il pubblico. Bustarelle, giustizia corrotta, ignoranza, sfruttamento, persino il difficile rapporto padre-figlio: nel "Sindaco del rione Sanità" c’è davvero tutto quello di cui parliamo ancora oggi, descritto con efficacia e valore, ma anche con un’ironia tagliente.
Merito del copione, certo, ma anche della straordinaria capacità della compagnia Giuffrè, che con un’interpretazione intensa e fedele per ogni personaggio, ha davvero coinvolto il pubblico. Ieri un Apollonio gremito ha applaudito con il giusto affetto non solo una grande opera, ma anche un grande attore e una grande compagnia. Ricordando ancora una volta che il buon teatro di prosa sa sempre coinvolgere il pubblico. Per chi si fosse perso lo spettacolo, mercoledì e giovedi due repliche da non perdere, sempre alle 21 al Teatro di Varese.
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