“Caro Angelo ti scrivo…”

Delia Cajelli, direttrice artistica del Teatro Sociale, scrive ad Angioletto Castiglioni dopo lo spettacolo dedicato alle sue esperienze di ex deportato nei lager

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Delia Cajelli, direttrice artistica del Teatro Sociale di Busto Arsizio, ad Angelo Castiglioni, cui è stato dedicato lo spettacolo teatrale di domenica scorsa sul tema della deportazione e del lager, sperimentati da Castiglioni sulla propria pelle.

Caro Angelo,

 

un famoso attore del passato Louis Jouvet diceva che il teatro è una cosa dello spirito e io sempre, nel lavoro quotidiano, nel quale è passata tutta la mia vita, ho inteso, “facendo questo mestiere”, di tendere a tenere sveglio lo spirito mio e quello degli altri, il mio per primo, e in un’epoca in cui l’omologazione del pensiero tende a cancellare lo spirito e ad addormentare la mente, è sempre stato prioritario per me tenere d’occhio la rotta.

Tra i tanti argomenti affrontati ogni giorno, dal teatro greco a quello contemporaneo, ho sempre privilegiato il teatro di “impegno civile” e non c’è nulla di più attinente a questa dimensione civile del teatro che il tema dell’Olocausto e dei campi di concentramento e di sterminio. Dare voce a quelli che non ci sono più è stato per me il più spirituale modo di fare teatro.

Ho letto migliaia di testimonianze e tanti libri sull’argomento, ma nessuna di queste pagine, tutte per me importantissime e  “sacre”, mi ha regalato la ricchezza umana dell’incontro, degli incontri con te.

La compagnia At. Theatre replica da oltre dieci anni, come  tu sai “Se questo è un uomo” di Primo Levi, e in questo spettacolo ci sono sempre stati due momenti a te dedicati: la “tua” prima doccia a Flossemburg e la “tua” marcia della morte e sempre in questi due momenti ho avvertito e avverto nei giovani spettatori (sino ad ora circa cinquantamila) una tensione emotiva e un’attenzione particolare.

Quest’anno, per la Giornata della memoria, una vocina interiore mi ha detto che era venuto il tuo momento, che dovevo fare qualcosa a te dedicato, forse era il mio modo di reagire a quell’episodio in cui ancora una volta il tuo essere uomo è stato calpestato…. come allora, e ho voluto “rielaborare” la tua storia come si rielabora un lutto.

Domenica c’eri e hai sentito tutto; non so se ti sei accorto che noi eravamo come su di un filo sospeso, perché avevamo paura di dire una sola parola sbagliata o di troppo… Tutti concentrati a non offenderti in alcun modo ed è stata un’altra esperienza indimenticabile: i miei attori, grazie alla tua presenza hanno potuto seguire un alto processo di immedesimazione e hanno finalmente recitato con il cuore e il numeroso pubblico presente ha partecipato, come in altre pochissime e rare occasioni con il cuore.

Noi teatranti crediamo o ci piace credere ai segni: quando avevo già scritto tutto ho chiesto a una comune amica  come si chiamava tua madre: mi è stato detto Adele, che è anche il mio nome…

Domenica è stato tutto di altissimo livello “umano” come sei tu e come ti meriti.

Grazie a nome del pubblico, degli attori e di tutti gli operatori del teatro Sociale, e da parte mia un caloroso abbraccio.

Ti vogliamo tanto bene.

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Pubblicato il 29 Gennaio 2008
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