Cipputi è cambiato: è giovane e diventerà qualcuno
Conversazione su una professione ormai molto diversa da come ci si immagina con il responsabile dell'organizzazione Bticino, nell'ambito di Orientagiovani
Ci sono ragazzi che sognano di diventare Valentino Rossi, o pensano a sè come ad un tecnico della Ferrari. Ragazzi appassionati di modellismo o accaniti revisori di motori di motociclette. Oppure ragazzi che hanno già smontato e rimontato il loro PC per inserire nuovi pezzi che lo rendano più potente, o che riconoscono ad orecchio il rumore di un velivolo. Ragazzi che sognano di fare l’ingegnere meccanico o inventare una nuova moto o un nuovo aereo. Questi giovani così svegli tecnicamente avrebbero una vita sicura davanti e una carriera pronta con uno stipendio fisso praticamente da subito: potrebbero cominciare con il fare l’operaio.
Se voi che leggete siete genitori questo consiglio, giunto alla fine di una descrizione in cui magari avete riconosciuto le straordinarie attitudini di vostro figlio – e tali sono, perchè valgono oro – queste parole vi avranno fatto sicuramente male. Male al cuore, pensando che tutte quelle capacità “andrebbero sprecate” in un lavoro “duro, ripetitivo”. Se siete studenti, probabilmente avrete semplicemente alzato le spalle: non è roba per cui avete studiato.
Eppure, forse è arrivato il momento di ripensare a queste parole e a quanto possa contare per il futuro di un ragazzo che ha capacità tecniche e le voglia coltivare seriamente, nello studio e nell’esperienza professionale, questi talenti. Anche se il suo scopo è laurearsi, magari in una facoltà tecnica.
“Lo so bene che quando i neodiplomati si presentano al colloquio dopo il diploma si sentono delusi perchè noi offriamo loro un posto da operaio”: a parlare, a margine dell’incontro che si è svolto nell’ambito di Orientagiovani tra Bticino e studenti degli istituti tecnici varesini, Lucio Tubaro (A sinistra nella foto, accando al responsabile produzione degli stabilimenti di Varese e Bodio della BTicino, Alfredo Maiocchi), responsabile pianificazione e sviluppo organizzativo della grande azienda che fa parte del gruppo francese Legrand.
“Ma la professione dell’operaio è molto cambiata: l’operaio non è più il lavoratore col grembiule blu che fa movimenti ripetitivi al freddo. Ora è un tecnico specializzato, che deve interagire con macchine sofisticatissime e trovare soluzioni che prevedono delle conoscenze tecniche specifiche. E, soprattutto, noi viviamo la mansione di operaio come il primo passo per una carriera tecnica all’interno dell’azienda. Si entra con quella figura ma poi si prendono strade diverse, a seconda delle attitudini. C’è chi scopre che si trova bene lì e resta in produzione, chi diventa impiegato tecnico, e chi arriva a diventare progettista. E c’è anche chi, mentre lavora e si forma "sul campo", prosegue gli studi per diventare ingegnere. Da noi quest’anno sono in 14”.
La parola operaio non è infatti più da molto tempo sinonimo di lavoro duro e ripetitivo, pesante e senza prospettive, che ha come fine una vita senza soddisfazioni: anzi, per chi ama mansioni tecniche, può essere molto meno alienante che fare il passacarte o qualunque altro lavoro ripetitivo d’ufficio. Ma il retaggio non è facile da sradicare. “Nel corso della selezione, gli aneddoti si sprecano – continua Tubaro – Ricordo un caso di un ragazzo diplomato che aveva passato positivamente i nostri colloqui, e a cui non dispiaceva nemmeno di cominciare a lavorare come operaio: ma rifiutò la nostra offerta, perchè i genitori non volevano. Poi si è guardato intorno, ha visto cosa gli offriva il mercato ed è tornato qui chiedendoci per favore di riammetterlo, contro il parere dei genitori. Ha cominciato a lavorare da noi e dopo due anni era già impiegato assistente tecnico di produzione”. Una carriera che può anche andare avanti molto: “La nostra più alta figura professionale cominciata dalla mansione di operaio è il direttore di produzione per l’Italia” cioè, uno dei più importanti manager nazionali della azienda.
Bticino conta in tutta Italia circa 3200 lavoratori, 1600 dei quali solo a Varese: ogni anno assume circa 50 laureati e 50 operai (20 dei quali, in entrambi i casi, a Varese) e circa 60 impiegati, di cui 20-30 a Varese. “Ma fatichiamo a trovare gli operai così come li cerchiamo, perchè a Varese mancano pressocchè totalmente diplomati in alcune discipline tecniche a cui siamo fortemente interessati, come la plastica e la meccanica. In provincia si diplomano 10 periti plastici all’anno, e altrettanti periti meccanici. Quanto pensa che attendano, questi ragazzi, a trovare una proposta di lavoro? Glielo dico io: niente. Di solito noi industrie chiediamo i loro riferimenti alle scuole prima ancora che loro comincino a scrivere i curriculum”.
Sarebbe facile, perciò, trovare un lavoro per niente sgradevole e senza "stress da ricerca" alla fine del percorso scolastico della media superiore. Ma in questa provincia “Ci sono troppo pochi diplomati tecnici e troppi liceali” prosegue Tubaro. “Una situazione comune in tutta Italia, ma qui ancora più critica che altrove” e la fame di tecnici in Bticino resta. “Fino ad ora abbiamo ovviato al problema selezionando diplomati da regioni italiane a forte disoccupazione, come Puglia e Sardegna – conclude – Ma se va avanti così ci toccherà estendere le selezioni alla Romania e alla Russia”.
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