Siamo studenti poco universitari e senza spazi

Le considerazioni di alcuni iscritti all'Università dell'Insubria, tra difficoltà e idee

Pubblichiamo alcune lettere arrivate in redazione in merito al sondaggio proposto da VaresEnews sull’Università dell’Insubria

In merito all’articolo del professor Cosentino mi sento di portare la mia esperienza.

 

Sono Calvari Emanuele studente della Facoltà di Economia dell’Insubria.

Come, penso, altri studenti l’anno scorso ho partecipato, assieme ad altri amici, al bando promosso annualmente dall’ateneo per l’assegnazione di fondi a sostegno di attività culturali in università.

 

Noi avevamo presentato il progetto di costituzione di un giornalino universitario che con grande sorpresa è stato approvato dalla commissione e quindi finanziato nella sua realizzazione;

riscuotendo un grande successo tra gli studenti.

 

I problemi, però, sono nati all’atto dell’espletamento del progetto: in quanto un giornalino deve uscire periodicamente;

questo però non è compatibile con la rigidità del bando perché tale documento prevede vincoli temporali ben precisi per l’utilizzo di tali contributi e la liquidazione degli stessi avviene solo a fine periodo (generalmente fine Dicembre Gennaio dell’anno dopo)

 

Questi motivi hanno portato alla cessazione dell’attività in quanto non c’era possibilità di pagare il fornitore a fine periodo, tra l’altro senza uno straccio di garanzia da parte di nessuno.

 

Visto che il professore ha lanciato un appello io voglio rispondere con una proposta:

nulla da obiettare sull’attribuzione dei contributi e sulla disponibilità dell’università e dei suoi rappresentanti ( ho sempre trovato massima disponibilità nel periodo in cui mi occupavo del giornalino), ma rendendo un po’ più flessibile l’utilizzo di questi fondi (penso ad esempio ad un pagamento periodico) magari più studenti sarebbero invogliati a richiederli e quindi aumenterebbero le attività paradidattiche che l’Insubria praticamente ancora non ha.

 

 

Grazie

Emanuele Calveri


Buonasera Direttore,
dopo aver letto l’articolo del professor Cosentino e gli interventi
(sfortunatamente pochi) di alcuni universitari mi è parso opportuno spendere due parole in qualità di Rappresentante degli studenti in Senato Accademico.
Prima di tutto concordo pienamente con la definizione del professore, ovvero:
Gli studenti dell’Insubria? «Poco universitari»
Infatti vi è quasi sempre scarsa partecipazione alla vita universitaria e alcuni dati confermano questa affermazione, basti pensare che ci sono diversi organi che pur prevedendo la partecipazione di rappresentanti degli studenti rimangono scoperti perché nessuno si è voluto assumere l’onere di fare da portavoce per i propri colleghi – mancano 3 studenti nel Consiglio della Facoltà di Medicina e Chirurgia; più di 10 studenti nei vari Consigli di Corso di Medicina; 1 studente nel Consiglio di Scienze della Comunicazione e circa altri 5 studenti nei Consigli di Corso di scienze Como.
Tale situazione genera numerosi problemi in quanto spesso le informazioni non raggiungono tutti gli studenti, e cosi molte iniziative non riscuotono alte partecipazioni. Bisogna anche sottolineare che la maggior parte degli studenti spesso ignora i numerosi avvisi affissi sulle bacheche ed in internet. Come rappresentanti abbiamo anche convocato un’assemblea generale
degli studenti alla quale hanno partecipato circa una sessantina di persone e considerando che attualmente l’università è frequentata da circa 9000 studenti il dato è molto preoccupante sul livello di disinteresse per le attività e le problematiche dell’Insubria.
Al fine di creare una comunità universitaria attiva e propositiva abbiamo presentato un progetto alla Commissione per la Promozione della Attività Culturali e ricreative degli studenti relativo all’ottimizzazione del sito
www.studentinsubria.it, alla sua pubblicizzazione e alla creazione di un giornalino informativo da distribuire in tutte le sedi universitarie. Tale progetto è stato approvato e da settembre il sito internet sarà ottimizzato
con numerose novità. Si deve prendere in considerazione che il basso numero di proposte che pervengo alla Commissione è dovuto anche all’elevata burocrazia e ai lunghissimi tempi di pagamento.
Con il nuovo anno accademico verranno comunque portate avanti anche altre iniziative per permettere una migliore socializzazione.
Oltre a questo quadro di distacco degli studenti dalla vita universitaria che non ci permette di diventare un interlocutore serio ed importante ci sono anche dei problemi indipendenti dalla nostra volontà come ad esempio:
• la riduzione dei finanziamenti statali alle università che ha comportato l’aumento dei contributi degli studenti, (con l’aggiunta dell’effetto di un articolo della legge Bersani che prevedrebbe la restituzione allo stato di una quota di fondi già presenti in università);
• la necessità di avere strutture nuove ed attrezzate, molte delle quali sono in fase di realizzazione ma dovrebbero esserne accelerati i lavori come per il campus e la mensa che dovrebbero sorgere in via monte generoso;
• problemi con le strutture esistenti come la mancanza di condizionamento nella sede di economia in via monte generoso per la quale abbiamo anche scritto una lettera comprensiva di circa 400 firme e per la quale non abbiamo mai ottenuto una risposta diretta;
• la mancanza di attenzione nei confronti dell’università da parte di molte imprese del territorio che preferiscono orientarsi verso altre realtà di tipo privato.
Si potrebbe continuare con altri elementi di criticità però è necessario sottolineare che ci sono anche elementi molto positivi e che comunque spetta a noi studenti contribuire al miglioramento dell’Università perciò CARI STUDENTI FACCIAMOCI SENTIRE e se sarà necessario per le nostre attività, richieste e proposte  dovremmo manifestare anche per trasformare varese in
una città universitaria.

Cordialmente
Antonio Banfi
Rappresentante degli studenti in Senato Accademico.


Egregio direttore,
concordo in pieno con l’articolo pubblicato. Io sono uno studente lavoratore e, non frequentando, ho trovato grandissime difficoltà a conoscere i miei compagni di corso. Così come lo scambio di informazioni, appunti ecc mi riesce stranamente difficoltoso, come se ognuno volesse tenere per sè la conoscenza, l’esatto opposto di quello che l’università rappresenta, ossia la libera circolazione di idee, informazioni, cultura. I ragazzi mi sembrano troppo legati al territorio, troppo vicini a casa per evolvere verso un mondo universitario e restano perlopiù legati a comportamenti liceali, complice in parte anche l’atteggiamento, secondo me, troppo protettivo di alcuni docenti.
Per fare un esempio il concerto di Natale organizzato dall’università con il coro degli studenti è stato frequentato solo da una manciata di studenti benchè ci fossero aule e corridoi tappezzati di manifesti!
E’ stata citata Pavia (e io metterei anche Bologna): neppure lontanamente da paragonare, ma lì il numero di studenti e gli anni di tradizione universitaria sono veramente troppo lontani… però un po’ più di apertura non guasterebbe, farebbe solo crescere lo "spirito universitario". Per esempio perchè non creare un "college" per gli studenti che vengono da lontano? E sono tanti, basti pensare alla sponda piemontese del Maggiore. Perchè non organizzare tornei sportivi di basso livello per far partecipare tutti? E perchè no una bella grigliata? Secondo me un modello da cui trarre spunto è l’ASVP, che queste iniziative le conosce già bene.
Simone Mori

                                                *  *  *

Concordo con il professor Cosentino sul fatto che gli studenti siano poco propositivi e poco propensi all’associazionismo, anzi direi per nulla. Ma in una sede come quella di economia in via monte generoso, dove non c’è neanche una mensa, com’è possibile aggregarsi? la maggior parte degli studenti è "in sede", cioè abita in Varese o vicinanze e molti tornano a casa a mangiare durante la pausa pranzo, per poi tornare in università a seguire le lezioni del pomeriggio e poi di nuovo a casa. Non ci sono momenti di aggregazione, ed è vero che si rimane legati alle amicizie del liceo, perchè in effetti le possibilità di fare conoscenze si riducono al "compagno di banco" a lezione, che ogni giorno è diverso, e rimangono relazioni superficiali, dove si conoscono tutti di vista ma in realtà nessuno. Forse perchè economia ha una didattica individualista, non ci sono progetti di gruppo (come accade per esempio al politecnico) quindi si è sempre soli nella preparazione degli esami, ognuno pensa per sè e si rivolge agli altri solo per chiedere qualche appunto…questo perchè non ci sono attività per far socializzare…….lo dimostra la bacheca quasi sempre spoglia! E il forum non è da meno…

T.O.

                                                            *  *  *

Buongiorno direttore,
già che si parla di università vorrei poter esprimere il mio disagio, e magari chiedere suggerimenti, nell’apprendere che a breve dovrò pagare la maxi rata per l’università e scopro che questa è stata maggiorat adi ben 130,00 euro circa…. Io sono una, fra tanti, studentessa lavoratrice oltretutto con un impiego a cococo, e per tanto mi trovo davvero una brutta sorpresa perchè essendo sola, non credo di poter affrontare anche questa nuova spesa……
Ciò che mi sorprende è la definizione, sempre meno attendibile, di diritto allo studio: ma per chi? E con che modalità??? Qualcuno è in grado di spiegarmi dove ci porterà questo governo? Che cosa dovremmo aspettarci ancora??? Il mio non vuole essere lo spunto per una discussione politica, ma lo sfogo di chi a fatica stà cercando di realizar equalcosa nella propria vita e a grossa fatica potrebbe anche decidere di rinunciarci……….
La ringrazio per l’opportunità e apro a chiunque voglia darmi dei suggerimenti o dei consigli, Lei compreso ovviamnete!
Buon lavoro.
Ilaria

                                                *  *  *

non è assolutamente vero, a mio pare, che presso la nostra università non ci sia voglia di socializzare! la voglia c’è….ma mancano gli spazi….avete mai provato a volervi fermare in università per mangiare (cose portate da casa, al bar si spende troppo per uno studente, la mensa non c’è….e il tempo è sempre poco e la macchina non sempre disponibile)?no?bene…avete fatto bene!il più delle volte capita di ritrovarsi nelle aule di via Montegeneroso dove fino a 5 minuti prima si è fatto lezione. bello mangiare su un minitavolino in un ambiente abbastanza triste (come mai è tutto grigio?) e a volte o troppo caldo come di questi tempi o freddo come d’inverno.oppure….tentare di mangiare in via Dunat, presso il dipartimento.ma attenti, nn fatelo mai,o sarete cacciati se nn siete dipendenti,tesisti,borsisti,dottorandi,prof….!!!un ragazzo che vuole studiare d’inverno in biblioteca dove va a mangiare?deve spostarsi per strade sterrate piene di buchi?mah…
secondo me prima di parlare di possibilità di socializzazione o di "vita d’ateneo" bisogna provare ad essere uno studente dell’insubria….a proposito…il Morselli, aule e spazio per quelli di scienze, quando mai verrà aperto?forse si avrà più spazio, più possibilità di socializzare….
e comunque…all’insubria si socializza….e non si è tutti di Varese città.

Paola

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Pubblicato il 24 Luglio 2007
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