Tra le maschere del fascismo e del comunismo
Anteprima di "Mio fratello è figlio unico" di Daniele Lucchetti con Elio Germano e Riccardo Scamarcio
Di sicuro non è un altro "Ho voglia di te", non un film hamburger e patatine. E chi si aspetta un film incentrato sulla contestazione giovanile del dopoguerra si sbaglia: in “Mio fratello è figlio unico” la politica è solo un contorno, uno sfondo sul quale i due protagonisti, Accio (Elio Germano) e Manrico (Riccardo Scamarcio), percorrono quella strada che li porta a crescere sia come singola persona che come fratelli. 
È questo il messaggio che vuole far arrivare attraverso la sua pellicola Daniele Luchetti, basandosi sul libro di Pennacchi “Il fasciocomunista”. L’intento del regista è chiaro: « Non volevo fare un film politico – sottolinea Luchetti – ma un film di esseri umani che amano, soffrono, ridono e fanno anche politica. Il film non prende posizione: racconta di persone che prendono posizione. Questa credo sia stata la mia chiave: l’elemento umano, affettivo ed emotivo al centro di tutto». Nel film infatti il ruolo che il protagonista, Accio, assume all’interno della sua famiglia è la base su cui si concentra tutta la storia: è il suo sentirsi estraneo, il suo non sentirsi amato ed accettato dalla sua stessa famiglia che gli preferisce il bello e sicuro fratello maggiore porta il giovane ex seminarista a cercare di dare un senso alla sua vita altrove, nel partito fascista appunto prima e come militante comunista dopo.
Anche Angela Finocchiaro, la splendida madre dei due ragazzi, parla di quanto è stato difficile interpretare una mamma così palesemente di parte: «La donna che interpreto – dichiara la grande attrice – si annulla completamente, non ha desideri se non arrivare alla fine del mese. In realtà lei ama Accio, ma il suo problema è la difficoltà nell’esprimersi, cosa che non succede invece col figlio maggiore».
«Nel romanzo di Pennacchi la gioventù, nata proprio negli anni tra i ’60 e ’70, – continua Luchetti – era molto simile, sia di destra che di sinistra: ovunque un senso diffuso di ribellione, o meglio di "contestazione", una volontà di vivere intensamente le esperienze, di condividere le passioni in un forte spirito di comunità. Ma quasi d’improvviso quella generazione è scivolata dentro ad un conflitto da guerra fredda, soggetta a manipolazioni degenerate poi al limite della guerra civile. Pennacchi non si schiera: le idee non sono tutte uguali, ma gli esseri umani sì. Rappresentare quest’Italia sul grande schermo era una sfida che ho colto immediatamente».
Ma la particolarità di “Mio Fratello è figlio unico” è che non si ferma a guardare solo all’Italia degli anni sessanta: il film è anche una fotografia dell’Italia di oggi, una spinta verso la comprensione della nostra società attraverso quello che è successo ieri, senza sentenziare cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Ne è un esempio l’Accio finale, ormai maturo e pronto ad assumere un ruolo, ma che comunque ancora una volta si batte per la sua ossessione verso gli “ultimi”. Arrivando a compiere un gesto forte, ideologico e che dimostra che non serve la politica per fare davvero qualcosa di concreto per gli altri e per riscattare se stessi.
Elio Germano, un Accio intenso e divertente, non può che essere subito preso in simpatia dal pubblico per la sua tenerezza e ingenuità: «Il mio personaggio è un ragazzo insicuro, solo, col disperato bisogno di sentirsi parte di qualcosa, – dice il giovane attore – una cosa che noto anche nella mia generazione: la ricerca di un’identità attraverso maschere nelle quali identificarsi e nascondersi dalla realtà».
Anche Riccardo Scamarcio, perfetto nel ruolo di Manrico, è pienamente d’accordo: «Uno sguardo al passato è fondamentale per capire come vanno le cose oggi – dichiara l’idolo delle ragazzine – e spero che anche il pubblico di altri film più “leggeri” come “Ho voglia di te” possano prendere spunto da queste tematiche per delle riflessioni».
Oltre ai due giovani attori e alla Finocchiaro, ricordiamo la presenza di Luca Zingaretti nel ruolo del padre spirituale di Accio del suo periodo fascista.
E per adesso, in attesa di una risposta dal festival di Cannes, il film è pronto ad uscire in 500 sale, sperando nel successo di pubblico e critica che negli ultimi tempi ha riportato il cinema italiano alla ribalta.
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