Centoventi ore di corso, poi il battesimo del fuoco

La testimonianza di un giovane che ha deciso di diventare vigile del fuoco volontario. Il comandante provinciale: «Figure preziose per accorciare i tempi di intervento»

«La prima volta che esci hai un po’ paura, non tanto perché non sai le cose, ma piuttosto perchè non ti senti all’altezza di chi lo fa per mestiere». Matteo, 27 anni, geometra, è uno dei tanti vigili del fuoco volontari che ha scelto di dedicare parte del suo tempo libero per affiancare le squadre di pompieri efettivi che ogni giorno si muovono quando suona il 115. A metà strada tra un lavoro vero e proprio e la protezione civile (i “volontari” dei pompieri infatti percepiscono uno stipendio) questa attività permette di alleggerire il lavoro dei tanti vigili del fuoco che sono attivi nelle caserme sul territorio.
«Il corso per diventare pompieri volontari dura 120 ore e vengono insegnate le basi per affrontare questa attività – racconta Matteo – . Poi si esce all’interno delle squadre vere e proprie dei vigili del fuoco, sulle autobotti». Problemi? «All’inizio c’è un po’ di tensione, come del resto avviene nelle attività di soccorso – racconta Matteo – Ma poi si stempera la paura e si applicano gli insegnamenti del corso. Ho prestato servizio in diversi distaccamenti, tra Luino, Somma Lombardo e Saronno e mi sono seme trovato a mio agio, con personale professionale e affiancato sempre da  vigili del fuoco esperti, che sanno come intervenire nelle più diverse situazioni».

Spetterà ai volontari gestire le caserme che verranno attivate prossimanmente a Laveno Mombello e a Tradate: usciranno in modo autonomo su incidenti, perdite d’acqua e incendi, proprio come avvenuto negli interventi che Matteo ha dovuto afrontare nella sua esperienza.
«L’idea di istituire distaccamenti di volontari a Carnago, Laveno Mombello, Viggiù e Marchirolo risale a tempo fa – spiega l’ingegner Giulio De Palma, comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Varese  – e rientra nell’ambito del progetto “Soccorso italia in 20 minuti”, che ha come obiettivo quello di ridurre i tempi di intervento attraverso una distribuzione territoriale dei presidi. I comuni hanno il compito di identificare l’area e metterla a disposizione. Ai noi spetta la formazione e la dotazione di divise e mezzi».
A breve saranno pronte due autobotti da destinare ai comuni che, per primi, hanno aderito a questa iniziativa, vale a dire Laveno Mombello e Tradate. Ad ogni sede sarà destinata una quindicina di volontari della zona. «Sarà difficile coprire subito le 24 ore – spiega De Palma – ma certamente l’impegno del personale volontario sarà prezioso per accorciare i tempi d’intervento»

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Pubblicato il 27 Marzo 2007
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