Notte abissina. Facciamo i conti con il passato

Addis Abeba, alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia. La famiglia Meros attende la fine della giornata, quando avrà luogo la festa per il compleanno della figlia Daria. L’ambientazione dunque è quella dell’Italietta coloniale ormai proiettata verso il suo definitivo tramonto.
La prima parte si configura come un romanzo polifonico. Si susseguono le voci dei componenti della famiglia Meros: il capofamiglia, colonnello Dario, che ha partecipato alla guerra per la conquista dell’Etiopia; i figli Bruno, Tommaso, Daria, Giulia e Luisa; il fratello Corrado. Le voci di questi personaggi sono intervallate dal delirio della moglie e madre, Ester, malata di mente e visionaria.
Nella seconda parte, invece, il narratore ci presenta il momento conclusivo della festa, che si conclude in tragedia.
Fabrizio Coscia si inserisce a pieno titolo in quella non numerosa schiera di scrittori che da una decina d’anni a questa parte o poco più ha voluto fare i conti con quel passato coloniale cui prese parte la generazione dei padri e rispetto al quale la nostra memoria collettiva ha iniziato a fare i conti molto tardi. (Lo stesso Coscia dedica la storia a suo padre.)
Per rinfrescarci la memoria, siamo andati a spigolare tra gli scaffali della nostra biblioteca e abbiamo trovato le prove di Alessandro Tamburini, L’onore della armi (1997), di Giovanna Giordano, Un volo magico (1998), di Anna Maria Guadagni, L’ultima notte (1998), di Davide Longo, Un mattino a Irgalem (2001). Si potrebbero aggiungere altri titoli, non trascurando i romanzi di Erminia Dell’Oro, che rappresenta, tuttavia, un caso particolare, essendo nata in Eritrea ed essendo restata gelosamente attaccata a questa sua doppia identità, italiana ed eritrea, appunto.
Il libro di Coscia appare ben documentato. Non è da tutti aver letto il volume per ragazzi Africanelle, di Olga Visentini (1937), cui si allude, senza citarlo esplicitamente , a pagina 37. La conquista dell’Etiopia è «sembrata facile» (p. 30) e tuttavia, nel corso della storia, si allungherà sui protagonisti l’ombra minacciosa di quei patrioti etiopi capeggiati dal valoroso Abebè Aregai (p. 165).
Tra eroismo, esotismo ed erotismo si consuma la storia di questa famiglia come si consumerà il sogno africano dell’Italia fascista, quando il duca d’Aosta poteva apparire alle giovinette «bello come un attore di Hollywood» (p. 91).
La scrittura dell’autore napoletano restituisce efficacemente le atmosfere provinciali ed esotiche che caratterizzano l’ambientazione e rende bene quel sottile filo misterioso che attraversa il romanzo sino all’imprevedibile epilogo.

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Fabrizio Coscia
Notte abissina
Roma, Avagliano
2006
p. 219
Euro 12,00

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A proposito

«Slungheremo lo stivale / fino in Africa Orientale.»

Canzonetta degli anni ‘30.

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Pubblicato il 27 Marzo 2007
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