Il Teatro Blu, tra emozione e cultura

Silvia Priori, la direttrice artistica, parla della missione dell'associazione culturale di Cadegliano. «Il teatro è un ponte tra palco e platea che passa attraverso le sensazioni»

Spettacoli e laboratori teatrali per ragazzi, festival itineranti, ma anche studi su classici come Romeo e Giulietta di Shakespeare e Pentesilea di von Kleist: è a tutto tondo la passione per il teatro del Teatro Blu, il centro di sperimentazione teatrale con sede a Villa Menotti di Cadegliano. Martedì 6 marzo l’associazione presenterà Tracce invisibili, la nuova rassegna italo-svizzera per ragazzi che coinvolge ben 10.000 persone, con numerosi patrocini tra cui Regio Insubrica, Regione Lombardia, Provincia di Varese, e diverse Comunità Montane (Valli del Luinese, Valganna Valmarchirolo e Valcuvia). Per l’occasione abbiamo parlato con Silvia Priori, direttrice artistica del Teatro Blu, che è nato nel 1989 dall’incontro dell’attrice con Daniele Finzi Pasca, direttore artistico del Teatro Sunil di Lugano.

Il Teatro Blu è un’associazione culturale che si propone l’obiettivo di sviluppare una collaborazione artistica tra Italia e Svizzera: in che modo?

«Tutti i nostri progetti sono progetti italo-svizzeri a carattere itinerante: noi contattiamo tutti gli enti, sia italiani sia svizzeri, per creare una rete. Pensiamo che "l’unione fa la forza": del resto il confine nazionale (con cui ci confrontiamo ogni giorno, visto che la sede del Teatro Blu è a Cadegliano) è solo una cicatrice politica, molto più forti sono i comuni denominatori che riusciamo a scoprire tra i diversi enti. Si crea così un portafoglio comune che co-finanzia i diversi progetti, come ad esempio l’ultimo, Tracce invisibili, che sta piacendo molto.»

Nella vostra compagnia si trovano artisti provenienti da scuole e tradizioni artistiche diverse…questo porta ad una sorta di "contaminazione" dello spettacolo?

«Assolutamente sì: proprio grazie al fatto che gli attori provengono da accademie teatrali diverse il linguaggio del Teatro Blu è frutto di una commistione tra formazioni variegate, per questo è del tutto originale. Aggiungo che tutti gli spettacoli sono basati su temi sociali e umanitari di attualità: il disagio sociale, il bullismo, il difficile rapporto intergenerazionale…
Tra gli attori posso citare Silvia Sartorio (che proviene dall’Accademia dei Filodrammatici di Milano), Roberto Gerbolès (diplomato alla Scuola del Teatro Dimitri in Svizzera, in foto con Silvia Priori in Giulietta e Romeo), Massimo Zatta, Walter Maconi, Luca Gatti, Stefania Mariani. Personalmente mi sono diplomata alla scuola d’arte drammatica "Paolo Grassi" di Milano.»

Nei vostri spettacoli proponete delle soluzioni ai problemi di disagio sociale, soprattutto giovanile, o preferite stimolare un dibattito?

«Per noi lo spettacolo è un mezzo attraverso cui il ragazzo possa riflettere. Allo spettacolo i ragazzi arrivano preparati dalle insegnanti, e alla fine c’è sempre un incontro con gli attori. Spesso ci sono laboratori in cui si portano in scena parti dello spettacolo, con la partecipazione attiva dei ragazzi.»

Prossimamente presenterete Tracce invisibili, una rassegna di teatro per ragazzi. Di cosa si tratta?

«Tracce invisibili è una rassegna italo-svizzera, itinerante, in cui abbiamo voluto un forte coinvolgimento anche di compagnie esterne. Il nostro obiettivo non è creare un prodotto pre-confezionato, ma costruirlo seguendo i desideri degli insegnanti e degli enti che partecipano al progetto: ogni anno (verso maggio) noi diamo una serie di proposte di spettacoli, tra cui loro scelgono quelli che preferiscono, e alla fine facciamo la programmazione. Posso citare Al margine, sul bullismo, Romeo e Juliet, sulla mancanza di comunicazione tra generazioni, ma anche uno spettacolo sulla cultura dei pellerossa a cura della Compagnia di Brescia, per avvicinare i ragazzi ad altre culture.»

Mercoledì 7 marzo invece a Germignaga va in scena Amazzoni, uno spettacolo al femminile in occasione della festa della donna, dedicata alla voglia di cambiare di due donne. Sembra di capire che la via di fuga a una vita repressa e solitaria sia l’amicizia…

«In realtà credo che l’importante sia soprattutto seguire la propria intima essenza, troppo spesso viviamo in base a dei clichet che ci costringono a mostrarci come in realtà non siamo. La soluzione sta nella comunicazione, che aiuta ad essere spontanei.»

Perché la vostra associazione si chiama Teatro Blu?

«Il blu è il colore dell’introspezione e della notte, è un colore intimo che  ha a che fare con sensazioni intime. Il teatro si forgia proprio sulle sensazioni, è un ponte tra palco e platea che passa attraverso le sensazioni.»

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Pubblicato il 02 Marzo 2007
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