Una “doccia etica” al Condominio

Ricco di ambizioni e sperimentazione, lo spettacolo Aqva ha portato un nobile messaggio al pubblico di Gallarate

L’operazione affrontata al teatro Gassman, dalla compagnia Motus Danza, non era delle più semplici. Lo spettacolo "Aqva" aveva l’ambizione di affrontare il problema dello spreco della risorsa per noi più preziosa, l’acqua appunto, rappresentando un’umanità incosciente che da una parte considera questo bene un gioco, e dall’altra muore di sete.

L’esperimento è riuscito, raggiungendo picchi di forte emotività che hanno colpito il pubblico di Gallarate. La danza della compagnia senese è caratterizzata da una spinta gestualità, e proprio attraverso la ripetizione meccanica ed estremizzata dei gesti che compiamo ogni giorno, come fare una doccia lasciando l’acqua aperta o lavarci le mani con il sorriso sulle labbra, ha dato un’idea angosciante dell’inconsapevolezza della società occidentale.

Ugualmente le smorfie di dolore e i corpi cadenti, che rappresentavano la sete, hanno ricordato in modo efficace la caducità del nostro fisico, con effetti decisamente suggestivi, che sicuramente hanno raggiunto gli obiettivi ambiziosi della compagnia.

 Un tema importante per tutti e proprio per questo, forse, l’esperimento di Motus si è fatto ancora più difficile, rendendo importante scavalcare i limiti di complessità della danza, a favore di una fluidità fruibile da tutto il pubblico. Sicuramente il tentativo c’è stato, anche grazie all’inserimento di momenti divertenti, quasi goliardici.
 
Inoltre giocava a favore l’aspirazione multimediale, visto che i gesti dei danzatori si sposavano intimamente alle grandi e suggestive immagini proiettate alle loro spalle, realizzate da Visionaria in collaborazione con Unicef. Immagini d’acqua, ovviamente, in tutte le sue molteplici declinazioni: una doccia, una lavatrice, un lavandino, un’alluvione, un tè caldo, un mare e così via, contrapponendo immagini di acqua "addomesticata", casalinga, a quelle di un elemento che si ribella ai maltrattamenti dell’uomo.
 

Tutte queste carte messe in tavola hanno creato un quadro ambizioso, con lo scopo di sposare danza e socialità, ricchezza di linguaggio e popolarità: una ricerca di un nuovo linguaggio che la coreografa Simona Cieri porta avanti da diverso tempo, dalla quale emerge un messaggio che richiede comunque concentrazione e preparazione, ancora sbilanciato nello stimolante campo della sperimentazione.

In ogni caso, il nobile scopo e le punte di emotività di cui si è accennato, hanno reso "Aqva" un buon spettacolo, che non a caso si è guadagnato diversi premi, oltre all’applauso prolungato del pubblico di ieri sera. Vedere uno spettacolo di danza moderna, un genere apparentemente poco popolare, così ricco di valore sociale non è cosa di tutti i giorni. E la ricerca di una mediazione di queste realtà è non solo da premiare, ma da spingere verso uno sviluppo ancora più convincente.

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Pubblicato il 22 Novembre 2006
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