Parco e Regione: azioni coordinate contro l’anoplophora
Il Parco del Ticino lotta contro la diffusione del pericoloso coleottero asiatico con controlli mirati sul territorio e attività di sensibilizzazione rivolti alla cittadinanza
Monitoraggio, informazione e formazione per combattere il temibile cerambice dalle lunghe antenne e proteggere il patrimonio arboreo del Parco.
E’ questa la strategia adottata dal Parco del Ticino per contrastare l’espansione del pericoloso insetto di origine asiatica fino ad oggi rilevato in 18 comuni lombardi tra cui Gallarate e Cardano al Campo e che sta dimostrandosi in grado di attaccare piante in ottimo stato vegetativo appartenenti a più di 20 specie, arboree ed arbustive, ornamentali e da frutto, tra cui aceri, faggi, betulle, carpini e noccioli.
Il consigliere Fabrizio Fracassi con delega a Boschi e Foreste sottolinea l’importanza di un rapido e efficace intervento: «Si tratta di una vera e propria emergenza ambientale che deve essere contrastata dal Parco per evitare la “distruzione” degli alberi delle aree urbane ed extra-urbane e proteggere le fasce boscate lungo il Ticino che, se invase, si trasformerebbero in facili vettori di diffusione su ampia scala».
Il Parco del Ticino ha affrontato la problematica avviando importanti azioni di monitoraggio, formazione, informazione e ricerca in collaborazione con la Regione Lombardia e gli enti competenti. In particolare il Parco partecipa attivamente alla task force per completare ed ampliare l’attività di monitoraggio svolta dalla Regione Lombardia nella fascia di sicurezza di 2 km attorno ai comuni “infetti” e dalle amministrazioni di Gallarate e Cardano al Campo, unici comuni nel territorio del Parco che rientrano nell’area di diffusione dell’insetto.
Il Parco del Ticino intende infatti estendere i controlli anche ai Comuni della Provincia di Milano e di Varese al di fuori della fascia, considerati dal Consorzio come strategici per una prevenzione e lotta realmente completa.
Come evidenzia il Fracassi, «sono inoltre fondamentali le attività di informazione e formazione che il Consorzio desidera avviare in tutti i Comuni del Parco, anche quelli al momento immuni al contagio. L’obiettivo è di sensibilizzare l’opinione pubblica all’esistenza della problematica e al monitoraggio preventivo tramite la distribuzione di materiale informativo fornito dalla Regione e l’organizzazione di incontri pubblici divulgativi e di confronto con la cittadinanza».
Il Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia ha attivato un complesso piano di eradicazione dell’insetto in collaborazione con l’Ente Regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste, Fondazione Minoprio, Università, Province, Comuni, Enti Parco e ASL. Il piano prevede un monitoraggio puntuale operato da squadre di ispettori che ricercano durante il periodo estivo la presenza dell’insetto e delle piante con i sintomi sia nei Comuni “infetti”, sia in quelli che ricadono nei 2 km di fascia di sicurezza.
Un decreto della Regione Lombardia ha inoltre stabilito per i comuni colpiti l’obbligo di effettuare un proprio piano di monitoraggio del verde pubblico e privato. Un incarico oneroso per i Comuni che stanno comunque collaborando attivamente ed efficacemente per arginare l’emergenza.
Nella zona di presenza del cerambice è stato stabilito il divieto di messa a dimora delle specie più attaccate, mentre tutto il materiale vegetale proveniente da Paesi asiatici viene controllato e messo in quarantena per due anni.
Il piano di eradicazione non può fare a meno di prevedere l’abbattimento delle piante infestate, unica soluzione già applicata in modo sistematico nel 2006 per evitare che l’Anoplophora chinensis (nome scientifico dell’insetto) si diffonda in altre aree diventando così incontrollabile.
«Per salvaguardare l’ecosistema urbano e proteggere il Parco del Ticino – dichiara Fracassi – si invitano quindi tutti i cittadini a comunicare qualunque segnalazione dell’insetto all’Ufficio tecnico del proprio Comune».
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