Cretinopoli
Dove diamo una grattatina alla pancia, riflettiamo sulle notti magiche e diamo due versioni del politicamente corretto.
Pancia: la nuova parola magica è questa, e rappresenta nel suo piccolo il segno dei tempi che stiamo vivendo. Ai tempi degli illuministi si propugnava il primato della ragione e per un paio di secoli l’umanità ha camminato su quelle gambe. Se poi si parlava di informazione, di cultura, la bussola sembrava sempre quella: usare la testa, riflettere, osservare, non dire la prima cosa che ti passava per la testa. Invece adesso no: la destra che va tanto di moda in Italia, i suoi giornali sembrano essersi convertiti alla religione della pancia, degli istinti qualunque essi siano come metro di visione del mondo, come soggetto politico tout court. Qui a bottega non siamo del tutto sicuri che sia una gran trovata.
TIFO ANCH’IO! NO, TU NO – Viva Marco Caccianiga e viva il suo “outing” calcistico fatto attraverso Varesenews: benchè sia nota la sua passione per il Brasile, benchè sia nota la sua appartenenza alla Lega Nord, il popolare ex assessore allo sport di Varese ha detto senza imbarazzo che lui tiferà Italia. Sembra una banalità, non lo è alla luce della Cretinopoli a cui abbiamo assistito nelle ultime settimane sul tifo politicamente corretto. Caccianiga, come ogni persona con un minimo di sale in zucca, sa che il calcio è una gran bella passione ma che poi la vita continua, dunque il fatto di gridare “Forza azzurri!” non ne mette a repentaglio le scelte politiche. E invece il mondiale dell’Italia era cominciato con quelli che dicevano tronfi di tifare Ghana, contro il fatto che l’Italia fosse una nazione imperialista e corrotta (come se ai neri dell’Africa giungesse il minimo vantaggio dal fatto che qualche lettore del Manifesto gufasse contro Lippi) e si è finito con i leghisti che urlavano forza Germania, tristi e ridicoli come Nino Manfredi in “Pane e cioccolata” che si tinge i capelli di biondo per non passare per quello che è: un italiano.
NOTTI MAGICHE – Sempre per parlare di calcio: a Saronno hanno deciso di abolire il maxischermo in piazza, a Gallarate lo hanno spostato fuori dal centro, a Varese chiudono il traffico. Il tutto per evitare ripetersi di incidenti e vandalismi che si sono verificati nelle ore successive al successo con la Germania. Detto a quelli che c’erano: non si ricorda un identico stato di tensione quando la nazionale di Bearzot compì la sua cavalcata trionfale nell’82: allora si fece una gran festa punto e fine, senza che a nesusno venisse in mente che l’ordine pubblico fosse in pericolo e senza che alla fine di ogni partita ci fosse la conta dei danni. Qualche giorno fa Clio Napolitano, moglie del presidente della Repubblica, ha lanciato l’allarme contro l’imbarbarimento del paese. Chissà, magari si riferiva anche a queste cose, o magari sono passati 24 anni dall’ultimo Mundial vinto dall’Italia e chi scrive è solo un po’ più vecchio.
TEO-CON DE NOANTRI – I cosiddetti “discorsi della corona”, quelli insomma in cui una carica istituzionale si presenza a un’assemblea raramente passano alla storia. Così sarà anche per quello con cui il sindaco di Varese Attilio Fontana ha esordito in consiglio comunale a Varese. Va detto che, tenendosi alla larga da qualsiasi “libro dei sogni” o trappola pindarica, il primo cittadino di Varese ha pronunciato parole in larga parte condivisibili e che saggiamente gli lasciano largo spazio di manovra. Tranne su un punto, in cui oggettivamente si è sbilanciato, la cultura: “La comunità di Varese – ha scandito – si richiama a radici cristiane e liberali e rifiuta la cultura progressista e del politicamente corretto in ogni suo ordine e grado”. Oh, bella: che diamine significa? Che all’ombra del Sacro Monte viene messa al bando la teoria di Darwin così come negli anni ’80 all’ingresso di alcune città comparivano ingenui cartelli con la scritta “comune denuclearizzato”?. Che, per contraddire il politicamente corretto gli extracomunitari verranno definiti “sporchi negri”? Magari sono parole dette tanto per dire, però non fanno fare una bella figura a Varese, proprio nel giorno in cui si scopre che i nostri vicini comaschi, grazie alla pittura pericolosamente progressista di Magritte, hanno richiamato nella loro città 100 mila visitatori da ogni dove.
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