Il Polo si assottiglia
Il centrosinistra conferma tutte le proprie amministrazioni. La Cdl perde una provincia e diverse città capoluogo
Quella uscita dalle urne delle quattro grandi città e della regione Sicilia è una situazione cristallizzata. Roma, Torino e Napoli riconfermate bastioni del Centrosinistra e Milano e la Sicilia territori del Centrodestra. L’unica novità è la rimonta lenta e costante dell’Unione nel regno di Totò Cuffaro e nella Milano berlusconiana. A Roma ha vinto con grande distacco su Gianni Alemanno, 61.4% contro il 37%, Walter Veltroni, uomo simbolo del Centrosinistra che ha saputo governare una città con un mix di sapiente normale amministrazione e capacità di rilancio culturale dell’Urbe, continuando l’opera di Rutelli ma dandogli quell’impronta innovativa che allo stesso tempo ne segna il distacco. Nulla da fare per Gianni Alemanno nonostante la sua figura potesse essere considerata di alto profilo e adatta ad una città come Roma.
A Torino nessuno ha ancora dimenticato quella gioiosa macchina da guerra che sono state le Olimpiadi di Torino dove il minuto ma risoluto sindaco Chiamparino, 66.6%, si è giocato il tutto per tutto mettendo in prima linea il suo volto a dispetto di chi ha tentato di manovrare politicamente l’evento per gettare discredito sulla sua compagine. Il filosofo Rocco Buttiglione esce con un misero 29,5% dalla tornata elettorale che sa anche di giudizio complessivo sul suo operato di ministro. A Napoli in pochi credono ancora al Rinascimento napoletano lanciato anni addietro da Bassolino ma hanno voluto comunque ridare fiducia ad una combattiva Rosa Russo Iervolino, 57%, che ha saputo fare una scelta coraggiosa denunciando il voto di scambio a suo danno e rimanendo accanto ai napoletani nonostante una guerra strisciante tra clan stia distruggendo come un cancro la città. La debolezza di Franco Malvano, 37.8%, non è stata sufficientemente coperta dalla roboante discesa in campo di Silvio Berlusconi presentatosi come capolista sia nella città partenopea che a Milano dove invece Letizia Moratti, con un 52% da brividi, è riuscita a passare al primo turno e a scongiurare un ballottaggio dall’esito non scontato.
L’autorevolezza del Prefetto più amato dai milanesi stava per vincere ma Bruno Ferrante, che ha ottenuto un 49.6%, ha pagato la debolezza dei partiti minori del Centrosinistra che ha compensato solo in parte con l’8% ottenuto dalla lista che porta il suo nome. Infine la Sicilia porta sul tavolo l’anomalia elettorale che da sempre la contraddistingue. Dal ’46 la sinistra non vince e nemmeno questa volta, con un candidato come Rita Borsellino, è riuscita a scardinare un sistema che, nonostante qualche crepa, ha tenuto ancora una volta designando Salvatore Cuffaro, 53% contro il 59% di cinque anni prima. Anche per le Provinciali, forse le elezioni tra tutte meno sentite, si delinea una situazione abbastanza cristallizzata con il solo passaggio di Reggio Calabria dal Centrodestra, 41%, al Centrosinistra, 58.6%. Per il resto la situazione è uguale a cinque anni fa: Pavia, Treviso e Imperia al Centrodestra e Lucca, Mantova, Ravenna e Campobasso al Centrosinistra.
Il dato di riepilogo dei comuni capoluogo è invece tutto a favore dell’Unione. Conquista 14 città e ne aveva 13 cinque anni fa, ma va al ballottaggio in 5 centri, in due dei quali ha già vinto perché si confrontano schieranmenti entrambi del centrosinistra. Mancano al voto 3 amministrazioni. Il Polo conferma così solo 4 città su 13 che ne amministrava.
Situazione analoga anche nei comuni non capoluogo dove l’Unione conferma subito 31 dei 43 sindaci contro i 22 rispetto ai 54 del Polo. In 48 centri si va al ballottaggio.
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