Una galleria d’arte tra malattia e cura
Viene inaugurata sabato 14 gennaio all'ospedale di Busto la mostra "occhio artistico e occhio clinico". Si tratta di un allestimento dedicato all'ambiente sanitario nell'arte occidentale
Indagare il rapporto tra medicina e arte, due campi che all’apparenza non sembrano avere molto in comune, attraverso immagini che, nei secoli, hanno raccontato la malattia e la speranza, la sofferenza e la guarigione, l’assistere e il curare.
È questo il tema al centro della mostra dal titolo “Curare e Guarire, occhio clinico e occhio artistico – La malattia e la cura nell’arte pittorica occidentale” che sarà allestita nelle aule B e C della Palazzina della Formazione dell’Ospedale di Busto Arsizio (ingresso da via A. da Brescia) e resterà aperta da sabato 14 a giovedì 19 gennaio.
La presentazione dell’esposizione si terrà invece venerdì 13 gennaio alle 21 nell’Auditorium della Fondazione S. Giacomo a Busto Arsizio (piazza XXV Aprile 1). Ne approfondirà i contenuti il dottor Giorgio Bordin, medico e esperto di arti figurative, curatore della mostra insieme a Laura Polo d’Ambrosio, insegnante di storia dell’arte.( Nella foto sopra la "La visita in ospedale" di Manuel Jemenez Prieto)
Promossa in città dall’Associazione Medicina e Persona in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera e la Fondazione S. Giacomo, la mostra, dopo l’esordio al XXVI Meeting per l’Amicizia dei Popoli di Rimini la scorsa estate, offrirà ai bustesi e a tutti coloro che la potranno visionare la possibilità di intraprendere un percorso storico, filosofico, socio-antropologico e artistico attraverso quaranta pannelli che riproducono una lunga serie di opere d’arte che rappresentano, in modi diversi, la malattia e chi è chiamato a curarla. In sintesi, uno sguardo attento ad aspetti significativi della condizione umana.
Che cosa accomuna, dunque, occhio artistico e occhio clinico? Percorrendo le immagini della mostra, emerge che elemento d’unione è certamente la capacità di osservazione tipica dei pittori e tipica dei medici. E se nei primi essa consente di cogliere la drammaticità della condizione di malattia – che trasposta sulla tela riporta il malato a essere individuo -, allo stesso modo nel medico essa consente, insieme alla capacità di ascolto, di comprendere il bisogno di salute dell’individuo, che, più profondamente, è desiderio di salvezza. Nel caso di chi cura, è questo l’approccio che riconosce al paziente la dovuta dignità di persona e permette di passare dal “semplice” atto clinico – un intervento, la somministrazione di un medicinale – all’arte del curare.
La mostra si articola in quattro sezioni più un’introduzione denominata “Desiderio e Disastro” che apre l’esposizione con il tema mitologico di Icaro – ovvero la sfida contro la limitatezza dell’individuo – analizzando tele di Matisse, Bruegel il Vecchio e Chagall. Si passa poi alla prima sezione dove è trattato il tema della povertà come morborum genitrix, madre delle malattie, nella parte “Poveri malati e malati poveri”, mentre “Curare o Guarire” tratta della guarigione, anche di quella miracolosa, e della caducità dell’esistenza umana. Si prosegue poi con “Accanto ai malati”, nella quale si tocca il tema dell’ad-sistere, cioè dello stare accanto, e, dunque, dell’assistenza infermieristica, procedendo anche con l’aspetto scientifico della medicina, con l’analisi della figura del ciarlatano e con quella del prototipo del medico.
L’ultima sezione è denominata “Prospettive insolite” ed è dedicata all’artista malato e all’opera di Andrew Wyeth, pittore americano che negli anni ’50 e ‘60 ha ritratto Christina Olson, una donna malata di poliomielite, evidenziando la sofferenza della disabilità.
La mostra resterà aperta da sabato 14 gennaio a giovedì 19 gennaio dalle 10 alle 18. Sono in programma anche visite guidate nei seguenti giorni e orari: sabato 14 e domenica 15 alle ore 15, da lunedì 16 a giovedì 19 alle 13.30 e alle 17.
Per informazioni: 0331-699345.
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