La proposta inglese? «Un budget per una mini-europa»

Reazioni negative alla proposta di Tony Blair di ridurre ulteriormente il bilancio della Ue a 846,75 miliardi di euro

La presidenza britannica dell’Unione ha presentato la settimana scorsa una prima proposta di compromesso sulle prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013. Tale proposta prevede, per un’Unione a 27 (includendo anche Romania e Bulgaria, che entreranno nel 2007), un budget di 846.75 miliardi di euro, cifra molto esigua se considerata in rapporto a 27 paesi, e che rappresenta l’1.03% del PIL dell’intera UE. Si tratta quindi di un ulteriore diminuzione del budget totale rispetto alla proposta di giugno della presidenza lussemburghese, che già prevedeva dei tagli rispetto al bilancio precedente.

Le reazioni alla proposta di Blair sono state negative da più parti. Il Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, considera il compromesso "inacettabile ed irrealista"; si tratterebbe infatti di un budget per una "mini-Europa", in un momento in cui c’è bisogno, al contrario, di un’Europa forte.

Anche il Parlamento europeo a rifiutato fermamente il compromesso britannico, denunciandone la mancanza di solidarietà, parola chiave di tutte le prospettive finanziarie precedenti.

In effetti i tagli sul bilancio hanno ripercussioni negative in primo luogo sui nuovi stati membri entrati nell’Unione nel 2004; questi paesi vedono ridotti i contributi provenienti dal Fondo di Coesione e dai Fondi strutturali, che erano invece previsti nei trattati di adesione. Sono state fatte invece concessioni ai paesi contribuenti netti, dando soddisfazione alle richieste di Svezia e Paesi Bassi, che esigevano una diminuzione dei loro contributi (particolarmente elevati rispetto alla popolazione) e assecondando le richiesta della Francia di mantenere invariato il budget agricolo destinato all’agricoltura, a spese pero’ del sostegno per lo sviluppo rurale. Per la Germania invece il vantaggio risiede già nella riduzione del budget totale ed in una conseguente diminuzione, quale contribuente principale, della propria quota. Le perdite previste per la Spagna, in termini di finanziamenti regionali, saranno parzialmente ricompensati attraverso un sostegno di 2.8 miliardi di euro per la ricerca e l’innovazione.Per quanto riguarda l’Italia, il paese beneficerà di qualche "ammorbidimento" sulla durata degli aiuti alle regioni in ritardo.Il Regno Unito verserà 8 miliardi di euro come contributo supplementare ai nuovi stati membri, ma lo sconto britannico (di cui il paese beneficia ormai da parecchi anni in quanto escluso dai finanziamenti della PAC-la politica agricola comune-dal momento che la produzione agricola è praticamente assente) non sarà ridotto; potrebbe essere ridotto in fututo, a condizione che la PAC venga radicalmente revisionata.

In questi giorni a Bruxelles si attende quindi una nuova proposta di compromesso da parte della presidenza britannica, chiamata ad apportare dei rilevanti cambiamenti al proprio progetto. Il Presidente della Commissione, Barroso, in una lettera indirizzata a Blair, a ribadito l’esigenza di un cambiamento "supplementare e permanente" dello sconto britannico e la necessità di un aumento "significativo" delle spese dell’Unione, in particolare per i nuovi stati membri. A questo punto, infatti, l’accordo nell’incontro di giovedi’ e venerdi’ prossimi è "urgente e necessario" ed il fallimento delle negoziazioni non è, questa volta, una delle opzioni possibili. Il presidente a quindi esposto sei principi che, secondo lui, dovrebbero essere rispettati dall’accordo finale: l’ambizione, con l’aumento del budget totale ed un programma moderno per la crescita e l’impiego; l’equità, proponendo ai nuovi paesi dei livelli di investimenti nettamente più alti rispetto alla proposta attuale e prevedendo una riduzione permanente dello sconto britannico; la modernità, aumentando la parte delle spese di coesione destinate alla competitività e limitando la riduzione delle spese per lo sviluppo rurale; la coerenza, evitando di condurre delle politiche diverse nelle diverse parti dell’Unione, a seconda che si tratti di nuovi o vecchi stati membri, la flessibilità, attraverso la creazione del Fondo per la Globalizzazione, volto ad ammortizzare gli shock delle ristrutturazioni e delle delocalizzazioni, ed infine la buona gestione finanziaria, evitando la riduzione delle spese amministrative, che ritarderebbe l’entrata in funzionamento delle istituzioni rispetto all’allargamento.

Non bisogna inoltre dimenticare che l’accordo finale richiede l’approvazione del Parlamento Europeo, e che questa non è affatto scontata; la settimana scorsa, infatti, i rappresentanti delle maggiori coalizioni politiche del PE si sono dichiarati delusi ed umiliati dalla proposta britannica, in particolare gli esponenti dei nuovi stati membri.

L’aspetto più deludente resta comunque che, in questo gioco di compromessi e concessioni, sono le ambizioni dell’Europa a farne le spese, a partire dal sostegno alla ricerca e all’attuazione della strategia di Lisbona, fino ad arrivare alla riduzione delle spese per lo sviluppo rurale.

Tutti gli eventi

di marzo  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 13 Dicembre 2005
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.