Quelli che pensano con le mani si organizzano
Un gruppo di designer si riunisce per interrogarsi sui confini e le prospettive della grafica. Nasce il "Ministero della grafica"
Nasce il "Ministero della grafica". L’iniziativa è di un gruppo di grafici: Leftloft e Zetalab, FMStudio, Limbo, Molotro, Airstudio, Husmann-Benincasa, Connexine. "Quelli che pensano con le mani" si sono riuniti intorno a un tavolo e si sono interrogati sui confini e le prospettive della grafica italiana. Hanno elaborato un manifesto, una poetica della forma/contenuto che nel mondo d’oggi determina il successo dei prodotti, delle persone, delle nazioni e il consenso sociale.
Non bisogna farsi trarre in inganno però dall’utilizzo della parola ministero. Non ci sarà burocrazia e nemmeno lunghe code fuori dal palazzo o anticamere clientelari. È una provocazione semantica, che richiama da una parte la necessità di una nuova organizzazione della professione di grafico, dall’altra la volontà di una trasformazione terminologica imposta dalla realtà.
La rete di imprese che ha dato vita al "Ministero" mette in discussione l’ordine dei problemi: stare al mondo e quindi sul mercato non richiede solo e unicamente una strategia economica, ma anche una strategia fondata sulla cultura di progetto.
Scrivono i fondatori: «Nella società dell’immagine, spesso confusa e priva di identità, il design di comunicazione è il reale strumento d’interfaccia tra persona, mercato e società. Il ministero lavora quindi per ottenere un centro di promozione economica e culturale, come l’acclamato Design council di Londra, e, nel seguire questo orizzonte, lavorerà sulla valorizzazione della grafica come disciplina strategica, diffusione dell’italian graphic design nel mondo, la produzione di contenuti multimediali».
Non è, dunque, solo una questione di stile e non vuole essere un movimento stilistico. Nel manifesto c’è un’impronta culturale forte e coraggiosa perché non soggiogata alla facile logica della chiusura corporativa. Ci si mette in discussione perché è il presente che lo impone, a tutti, ai grandi come ai piccoli. Intorno al tavolo dei fondatori infatti si sono seduti big e giovani leve: Elio Fiorucci, Massimo Pitis , Paolo Iabichino, Massimo Randone, Francesco Cavalli e Massimo Crotti. (foto sopra, fonte Alias)
È un nuovo approccio con i saperi e le professionalità confinanti (copywriter, art director, direttore creativo, comunication designer etc. etc) spesso relegate al ruolo di gregario accidentale o utilizzate come sinonimo improprio. «La grafica contemporanea è meticcia e multietnica e non puo’ che fondarsi sulla sinergia, la ricerca, la competenza, l’attitudine a osservare, l’innovazione tecnologica e la flessibilità culturale».
Alias, l’inserto culturale del Manifesto, nel numero del 3 settembre scorso, ha dedicato alla neonata associazione una puntata speciale. "La grafica è dappertutto", titola il servizio di Giuliano Tedesco. Le cose ci parlano quotidianamente e il loro linguaggio determina e qualifica lo spazio in cui viviamo, rendendolo volgare o raffinato a seconda del progetto che ci sta dietro. In un box il giornalista elenca trentasei cose che hanno alle spalle un progetto grafico a cui forse il lettore non aveva mai pensato: dal biglietto del tram alla scheda elettorale. Ogni volta che la mattina di fronte allo specchio del bagno strizziamo il tubetto del dentrificio stiamo strizzando un progetto. Come dire: state attenti la grafica non è solo pubblicità. È invece, quasi sempre, la risposta ad un’esigenza pratica che si preoccupa anche dell’estetica.
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