Il coraggio di continuare a sorridere
La testimonianza di Marco e Isabella, due specializzandi dell'Insubria che hanno offerto aiuto medico nelle terre colpite dallo tsunami
A sette mesi dallo tsunami che ha devastato le coste asiatiche, sicuramente sono ben poche le zone che sono già tornate alla normalità. Se poi per “normalità” intendiamo quello stato già difficile in cui dovevano sopravvivere molte popolazioni povere, allora è facile capire come ci sia ancora bisogno di molto.
E ad una parte di questi aiuti hanno collaborato Marco Chiaravalli e Isabella Ricotti, due specializzandi in Medicina Legale all’Università dell’Insubria. Questi ragazzi, allievi del professor Mario Tavani, hanno vissuto un’esperienza professionale e umana, trascorrendo due mesi al fianco della Croce Rossa Italiana nello Sri Lanka. I due giovani medici hanno offerto servizio al villaggio di Vakarai, nel nordest dell’isola: una delle zone più povere e meno turistiche dello Sri Lanka. Come raccontano i ragazzi, infatti, «la situazione sanitaria è davvero precaria perché, al di là dello tsunami cha ha ulteriormente aggravato il problema, da circa 30 anni nella regione non vi è alcuna assistenza medica strutturata. Le tensioni, mai cessate, tra Governativi e Tamil, i veri padroni della zona, comportano l’impossibilità per i Governativi di accedere alla zona ed impongono un rigido coprifuoco quotidiano per il personale umanitario dalle 18 alle 6».
Il loro aiuto, quindi, è stato fondamentale, ed i ragazzi hanno dovuto adattarsi a mille situazioni: «durante la nostra permanenza sull’isola, abbiamo lavorato nell’ospedale da campo progettato e realizzato dalla Croce Rossa Italiana, svolgendo attività di medicina generale e pronto soccorso, visite ambulatoriali, piccola chirurgia e attività clinica ostetrico-ginecologica». Il tutto con mezzi spesso di fortuna: «abbiamo avuto l’occasione di praticare la medicina come crediamo si facesse cinquanta anni fa – continuano – senza strumenti diagnostici raffinati, affidandoci solo alla clinica e all’esperienza acquisita. Peraltro, non era possibile contare su nessun tipo di comunicazione interna poiché tutti i ponti radio sono stati distrutti dallo tsunami».
L’esperienza di questi ragazzi, probabilmente, lascerà in loro un segno indelebile, carico di ricordi anche piacevoli: «Il coraggio della gente di sorridere nonostante le difficoltà è la sensazione più forte che ti porti dentro dopo avere visitato quei luoghi». Ora il desiderio di Marco e Isabella è quello di raccogliere tutte queste esperienze, per realizzare un libro fotografico che possa raccontare a tutti una realtà lontana ma vivida: «dopo il viaggio – concludono – è nato il desiderio, che auspichiamo diventi realtà, di scrivere un libro che raccolga foto di volti e di luoghi collegati alla nostra esperienza e che racconti iconograficamente l’attività sanitaria svolta».
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