Live 8, quando la musica è al servizio dei poveri
Una maratona musicale che ha coinvolto otto città e quattro continenti. Obiettivo la cancellazione del debito dei paesi del terzo mondo
I grandi della musica si sono rivolti ai grandi della terra. Con il "Live 8" – mergaconcerto benefico in simultanea da otto città del mondo – il mondo del rock acceso i riflettori sulla povertà del terzo mondo, chiamando i leader del G8 a confrontarsi coi problemi della fame e dell’azzeramento del debito.
I concerti si sono tenuti in otto città di quattro continenti diversi: Europa (Londra, Parigi, Berlino e Roma), America (Toronto e Filadelfia), Asia (Tokio) ed Africa (Johannesburg). Grazie alle dirette televisive l’evento ha coinvolto più di due miliardi di persone in tutto il mondo. A Roma, secondo una stima fornita dal sindaco Veltroni, attorno al mega palco si sono radunate 700 mila persone che hanno sfidato il grande caldo.
Il concerto principale era quello di Londra, dove si è esibito Bob Geldof – promotore del mitico Live aid del 1985 e dell’evento di oggi – assieme a star planetarie del calibro dei Rem, Madonna e Robbie Williams. Oltre 200mila i presenti
A Roma invece hanno sfilato cantautori amati dal pubblico come Jovanotti e gli Articolo 31, Claudio Baglioni e Zucchero. Il concerto italiano è stato aperto alle 14.30 da Francesco De Gregori.
Per ragioni di fuso orario la città che ha dato il via al "Live 8" è stata Tokio, dove si è esibita la cantante islandese Bjork.
Le rock star impegnate nella maratona musicale hanno voluto ribadire il loro impegno a favore dei poveri del mondo. «Vogliamo giustizia, non carità» sono state le parole con cui Bono degli U2 ha aperto il concerto di Londra.
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