In nome di quale popolo?
Vogliamo riparlare di Telekom Serbia? Massì, riparliamone, perché la notizia uscita sui giornali in questi giorni e passata sotto silenzio è davvero uno spasso. Dunque, dopo che per mesi il centrodestra, i suoi giornali e le sue tv hanno gettato cacca nel ventilatore giurando e spergiurando che Prodi, Fassino e mezzo centrosinistra aveva beccato tangenti per l’acquisto dell’azienda telefonica da Milosevic, adesso cosa scopriamo? Che non solo “Mortadella” e gli altri non hanno visto un euro ma l’unico politico a cui sono approdati quattrini provenienti dall’affare Telekom Serbia è il parlamentare di An Italo Bocchino; il quale, non pago di tutto ciò, sedeva pure come commissario nella commissione d’inchiesta che nel frattempo indagava su Prodi e compagni.
CENTRALISMO DEMOCRATICO – “C’è un solo modo per risolvere la crisi del comune a Busto Arsizio: che il sindaco applichi al più presto le decisioni prese dalla Lega Nord, il partito che l’ha fatto eleggere”. Truce nei modi, esplicito nei contenuti, il comunicato del Carroccio fa strame di federalismo, maggioritario e di ogni altro modello costituzionale per introdurne uno inedito: la dittatura della segreteria di partito. Qualche decina di migliaia di cittadini bustesi sono andati a votare – giusto o sbagliato – per il sindaco Luigi Rosa? Chissenefrega, adesso arriviamo noi e gli diciamo per filo per segno cosa deve fare. Nonostante l’encomiabile sforzo dei diretti interessati per motivare lo scossone politico (“Ridare slancio amministrativo, verificare il lavoro svolto” e bla, bla, bla), la spiegazione più convincente resta che si tratti solo di un tentativo di piazzare su una poltrona esponenti politici lasciati a terra da altre consultazioni. Non è certo questa la strada per restituire dignità e credibilità alle istituzioni e il retropensiero più sgradevole è che altri partiti, al posto della Lega, si sarebbero comportati più o meno alla stessa maniera.
TUTTI GIU’ PER TERRA – Lo sciopero degli uomini radar di venerdì ha costretto a cancellare, solo a Malpensa, 120 voli. Pochi sanno che alla protesta, proclamata da uno solo dei dodici sindacati dei controllori di volo, hanno aderito sì e no una decina di persone. Tanto è bastato per paralizzare il principale aeroporto del Nord Italia (e non solo quello). Diteci voi se questo è degno di un paese moderno e se, a voler essere pedanti, giustificare un disagio del genere è anche lontanamente “di sinistra”. Malpensa, di questi tempi, è lo specchio fedele delle contraddizioni che investono il mondo del lavoro: da un parte un settore ultragarantito (alcuni dipendenti Sea hanno persino un premio in busta paga se non fanno più di un tot di giorni di malattia; cioè, se vieni a lavorare come tuo dovere ti do pure il premio), dall’altro l’applicazione selvaggia di ogni forma di flessibilità e precariato. Quanto potrà durare?
PIFFERI DI MONTAGNA – Vogliamo augurarci che il patrocinio dato dalla Provincia di Varese al corso per suonatori di cornamusa organizzato dall’associazione “I nostar radiis”, sia puramente formale e non comporti un centesimo di spesa per le casse pubbliche. C’è qualcuno disposto a credere, senza scoppiare a ridere, che la nostra identità culturale, i “nostar radiis”, abbiamo a che spartire con le cornamuse? Questa mania per il celtico è talmente di cartapesta che persino i suoi promotori ignorano quale sia l’unica eredità tramandata da quel simpatico popolo nordico al costume e alla cultura dei nostri giorni. Con somma perfidia vi sveleremo qual è solo la settimana prossima (se qualcuno nel frattempo la indovina vince come premio una serata col direttore di Varesenews Marco Giovannelli a parlare di politica). Nell’attesa corriamo a organizzare una serata di orgoglio greco – che quelle sono le nostre radici – con retsina a fiumi e sirtaki fino all’alba.
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