La biblioteca nell’epoca di Internet, tra cambiamento e continuità
Ne ha discusso a Viva Libro 2005 Alberto Salarelli, docente di Fondamenti di scienza dell'informazione
L’appuntamento d’apertura di Viva Libro 2005, l’importante rassegna promossa dal comune di Busto Arsizio, pur non mettendo in cartellone un nome "di grido" ha offerto spunti interessanti sul tema della convivenza tra Internet e la carta stampata. Specificamente si è parlato delle biblioteche e del loro rapporto con la Rete, prendendo quale spunto l’esperienza da cui Alberto Salarelli, docente di Fondamenti di Scienza dell’informazione presso l’Università di Parma, ha tratto il libro "La biblioteca digitale", scritto a quattro mani con Anna Maria Tammaro.
Salarelli, stimolato dalle domande di Gabriele Punzo, si è dimostrato incline a dialogare con il pubblico piuttosto che ad impostare una vera e propria lezione sull’argomento, che si rivela, per ammissione dello stesso interessato, assai sfuggente. «Non nascondo di avere spesso le idee confuse quando penso alla rapidità con la quale si affastellano i cambiamenti nel mondo della parola scritta e dell’informazione. È un vero marasma che talora mette a disagio» Ma in tanta confusione(in Italia si pubblicano 50.000 libri l’anno, nella sola Lombardia vi sono oltre 700 case editrici) è possibile, del resto orientarsi? Quanta di questa mole di informazioni scritte viene "digerita" sotto forma di cultura, e quanta svanisce come puro rumore di fondo delle nostre vite frenetiche? Innanzitutto, i dati: «In Italia solo il 20% della popolazione accede ad Internet» ha ricordato Salarelli. «Questa percentuale coincide curiosamente con quella dei lettori abituali di libri e quotidiani, e in buona parte vi si sovrappone; purtroppo un altro 60% di italiani ha nette difficoltà a leggere e capire testi, e anche questo va tenuto nel debito conto. Dunque Internet non può essere accusata di uccidere l’abitudine alla lettura. Correttamente, prima di me, monsignor Livetti (che aveva introdotto brevemente l’incontro insieme al Sindaco Rosa, all’assessore alla Cultura Ruffinelli e alla rappresentante dei librai Francesca Boragno, ndr) ha individuato il colpevole, semmai, nella televisione. D’altronde è anche vero che la scrittura per i libri e quella per Internet sono profondamente diverse, e anche la percezione del mezzo (fisico e tangibile nel caso della carta stampata, "virtuale" e visivo nel caso della Rete) cambia molto per il lettore».
Quanto al rapporto biblioteche-Internet, esso appare promettente, tanto più che sono in atto proposte di ampio respiro, come quella di Google che, insieme alle cinque maggiori biblioteche d’America, sta mettendo in atto un gigantesco progetto di digitalizzazione di testi non più protetti da copyright, oppure il parallelo progetto promosso dal presidente francese Chirac per una biblioteca digitale europea. Ma nell’epoca digitale, dell’accesso libero attraverso le Rete, i bibliotecari servono ancora? «Sì» è stata la risposta, chiara e netta, di Salarelli, perchè il bibliotecario è figura di riferimento che orienta il lettore attraverso l’immensa mole di materiali a disposizione su un dato argomento: e questa deve essere la sua competenza "di servizio" nei confronti dell’utente. Dal punto di vista della conservazione, poi, Internet potrà svolgere un ruolo fondamentale: «Negli ultimi decenni si è prodotta un’immensa quantità di cultura scritta, e sarà l’informatica ad aiutarci a preservarla su supporti moderni, e man mano a tramandarla nel tempo».
Una discussione finale tra Salarelli e il pubblico ha riguardato il modo di leggere al giorno d’oggi, in riferimento anche al fenomeno di certi bestseller o al declino del ruolo del romanzo classico (cui è dedicata l’edizione 2005 di Viva Libro). «Il romanzo si legge con l’immaginazione» ha giustamente detto Salarelli, «e oggi anche l’immaginazione è preconfezionata. Tra il bestseller "che diverte" e l’opera concettosa per pochi, un tempo c’era il romanzo otto-novecentesco a fare da "via di mezzo", intrattenendo ed educando insieme; oggi questo ruolo è stato assunto da altri media. Il modello dell’economia consumista odierna è inadatto ai classici per un motivo semplice: perchè vuole produrre solo cose che costino molto, durino poco e si cambino con facilità con qualcosa di più recente. Un classico della letteratura, da questo punto di vista, è del tutto antitetico: ti dura una vita, lo rileggi più volte e non lo cambieresti con nulla al mondo».
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