C’era il sole che scaldava i tetti di Roma. Era il 25 giugno 1982 e Cgil, Cisl e Uil, allora guidate da Luciano Lama, Pierre Carniti e Giorgio Benvenuto, decretarono lo sciopero generale e fermarono il mondo del lavoro per protestare contro la decisione di Confindustria di dare la disdetta della scala mobile. Vent’anni dopo, nello sciopero generale "per l’articolo 18", come lo definiscono i lavoratori, a Milano piove sulla piazza e sul mare di gente che inonda le strade che da Cadorna portano a piazza Duca d’Aosta. Tanti giovani lavoratori, compresi atipici e cococo, e tanti sindacalisti navigati. Qualcuno di loro ricorda quel lontano giugno di vent’anni fa come una cartolina sfocata, c’è chi invece trova analogie con quanto sta accadendo oggi e qualcun altro che, nel 1982, non c’era.
«Ero nella segreteria dei tessili della cgil – dice Ivana Brunato, segretario provinciale della Cgil – ricordo il clima nelle fabbriche. Riunioni, assemblee, e i datori di lavoro che chiedevano di contrattare individualmente, mentre noi guardavamo al contratto collettivo nazionale come un riferimento imprescindibile per l’affermazione dei diritti. Si scioperava molto e quello generale era stato il culmine di un biennio intenso. Le pressioni di Confindustria ricordano molto quanto sta accadendo oggi, il clima di incertezza era simile. Al centro, come oggi, non c’era una questione politica, ma sindacale. Oggi come allora si sciopera per i diritti e per la dignità del lavoratore».
Gianluigi Restelli, segretario della Cisl-Varese, nel 1982 era delegato alla Mazzucchelli, industria chimica di Castiglione Olona. «La situazione era molto simile a questa. Ricordo che già si parlava di contrattazione articolata. I datori di lavoro ci dicevano di voler contrattare individualmente partendo dalla situazione concreta dell’azienda. Ma se a parole affermavano di non ascoltare Confindustria, perché tanto faceva politica e non scendeva nel concreto dei problemi, nei fatti si allineavano al diktat dell’associazione datoriale. Oggi si sciopera ancora su questioni non politiche, ma prettamente sindacali. La riprova è che qui in piazza, come già a Varese qualche mese fa, ci sono moltissimi lavoratori che hanno votato per questo governo, ma che non ne condividono le scelte in tema di lavoro. Il sindacato in questi mesi ha seminato nelle fabbriche e oggi ha raccolto i frutti».
Marco Molteni, segretario della Uil, è visibilmente emozionato. Osserva la folla festante e colorata che si riversa nella stazione della metropolitana diretta a Cadorna, dove è previsto il concentramento dei manifestanti. «Questa mobilitazione ricorda moltissimo quella del 1982. Io ero segretario dei tessili e ricordo quei momenti come un appuntamento con la storia. Assemblee e riunioni con il sindacato unito. Confindustria premeva per la disdetta della scala mobile e il livello di conflittualità era molto alto. Si percepiva nelle fabbriche, ma anche nei luoghi della socialità, che stava accadendo qualcosa di grande. Della manifestazione di Roma ricordo il gran caldo e la moltitudine di lavoratori».
«Della manifestazione del 1982 ricordo i fischi a Benvenuto – dice Alessandro Carrera, del patronato Inca – , a causa dei quali forse non riuscì a terminare nemmeno il suo discorso. Io ero nella segreteria provinciale della Cgil. Quando poi nel 1984 venne Pizzinato a Varese e gli feci presente che c’era stato un cambio di rotta e una modifica delle posizioni all’interno della Cgil sulla questione della scala mobile, l’appunto non venne gradito e mi costò il posto nella segreteria. Passai alla funzione pubblica».
Sergio Moia, della segreteria della Cisl –Varese, nel 1982 , fresco di laurea in filosofia, era appena entrato nella Fim. «Non ho un ricordo preciso di quella manifestazione. Certo è che allora gli scioperi erano una cosa all’ordine del giorno. Si facevano tanti scioperi quanti erano i contratti dei metalmeccanici, era difficile che un operaio avesse per almeno un mese all’anno una paga intera. Quindi lo sciopero non era un evento come può esserlo oggi, perché le mobilitazioni erano molte e continue. Oggi lo sciopero è un fatto significativo perché meno frequente, per questo un’idea precisa di quello sciopero è difficile averla. Penso invece che tutti quelli che partecipano a questa mobilitazione generale se la ricorderanno bene e a lungo»
Nella manifestazione di Milano è presente anche chi nel 1982 non c’era e non puo’ ricordare. Vincenzo Annesi, della Fillea Cgil, allora aveva solo 21 anni ed era emigrato nella Svizzera Tedesca a fare il muratore.«Nel 1982 ero a Zurigo a lavorare nei cantieri edili. Non avevo consapevolezza e di quello sciopero non ricordo nulla. Lì non c’erano diritti e nemmeno sindacato. Il lavoratore era in balia dell’imprenditore e della fatica disumana. Quando nel 1988 sono tornato in Italia ho continuato a fare il muratore e nel ’95, memore di quell’esperienza negativa, sono entrato nel sindacato».
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