Consultori: la battaglia parte da Azzate
Incontro movimentato per impedire la chiusura dei consultori pubblici. Molte le proposte sul tavolo
Come fare a impedire la chiusura dei consultori pubblici? Forse con una lettera indirizzata alla Commissione Sanità della Regione Lombardia, oppure presentando nei consigli comunali di tutte le 13 amministrazioni che fanno capo al distretto di Azzate un’interrogazione per far capire che non si intende abbassare la guardia. Oppure ancora offrendo la disponibilità a ristrutturare edifici che possono ospitare il consultorio o le sedi distaccate. E ancora continuando la raccolta di firme.
E’ stata più che altro una riunione per decidere le "strategie" di una battaglia che sarà lunga e impegnativa, l’incontro di ieri sera ad Azzate. Molti gli organizzatori e i promotori dell’iniziativa a partire dal Comitato per la difesa del consultorio pubblico di Azzate, i Ds, l’Italia dei Valori, la Margherita, i Comunisti Italiani, Sdi, Rifondazione, i gruppi consiliari della zona (Star Bene di Daverio, Accordo Civico di Azzate, Uniti per Sumirago, Impegno Progressista di Gazzada Schianno, Sviluppo e Solidarietà di Carnago e i Democratici di Morazzone). Al tavolo dei promotori Lana Prati, consigliere provinciale dei Ds, Emilia Frigerio, della Margherita, e Dolores Sessa dell’Italia dei Valori. Presente anche Giovanni Martina consigliere regionale di Rifondazione Comunista.
«Gli organizzatori, tanto pubblico e nemmeno un rappresentante dell’Asl. Avevamo inviato il direttore generale Benedettini e il direttore sociale Vitelmi ma nessuno dei due si è presentato. Peccato avremmo avuto parecchie cose da chiedere», dice Adriana Scanferla, portavoce del comitato provinciale in difesa del Consultorio.
«Ma non ha importanza: eravamo lì per decidere come impedire la chiusura del consultorio di Azzate ed individuare delle strategie, ed è quello che abbiamo fatto».
Tra le proposte anche quella del sindaco di Carnago e dei rappresentanti di Gazzada Schianno di impegnarsi a ristrutturare gli edifici che ospitano il consultorio o gli ambulatori decentrati.
«Se questo è uno degli ostacoli i Comuni si impegneranno a risolverlo» ha concluso Adriana Scanferla «poi vedremo quale altro problema l’Asl solleverà».
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