Decapitare la Martica? Il piano spacca ogni alleanza
Varese – L’idea divide la sinistra, il centrodestra. E anche sindaco e Lega la pensano in modo differente
Tutto d’accordo: la cava Soffiantini della Rasa va risanata. Ma quando si tratta di stabilire come, il discorso si fa spinoso. E’ approdata in consiglio comunale la discussione sul progetto che vuole “decapitare” la Martica per riempire il buco lasciato sul fianco della montagna (che pure è inserita nell’area protetta di Campo dei Fiori) da decenni di escavazioni. Ebbene, l’idea ha provocato profonde divisioni in tutto il campo politico: all’interno della sinistra, all’interno del centrodestra e persino tra la giunta e la Lega. Mentre infatti Fumagalli e i suoi assessori si sono espressi contro la decapitazione, il capogruppo leghista Binelli ritiene quel progetto l’unica strada percorribile. Ieri sera a Palazzo Estense, per la verità, era in discussione solo una mozione presentata nell’ormai lontano ’98 dalla Lega Nord con la quale si voleva impegnare il consiglio comunale a sollecitare il risanamento dell’area.
Un documento giocoforza datato e superato, poiché nel frattempo il Consorzio del Campo dei Fiori ha detto sì al discusso piano. Benchè non citato dalla mozione (poi approvata a larga maggioranza, ma come detto proprio perché generica). quel piano ha fatto irruzione nel dibattito, spaccando ogni alleanza politica. Per il no alla decapitazione è la giunta di Varese.
L’assessore all’ambiente Vittorio Maroni ha ricordato con forza che ai proprietari della cava sono già state concesse due proroghe all’attività di scavo, a patto che esse venissero accompagnate da opere di ripristino del paesaggio originario. «Lo scavo è stato portato a termine, i proprietari della cava ci hanno gudagnato ma di opere di risanamento non ne abbiamo vista neanche una: adesso basta». Analogo scetticismo è stato espresso da An, Rifondazione, Varesecittà, perplessa anche Forza Italia. Perché? Perché il piano ora approvato dal Consorzio prevede che i proprietari possano scavare un altro milione e 800 mila metri cubi di materiale dalla Martica: solo una minima parte di esso servirebbe a riempire il buco, il resto sarebbe messo in vendita per finanziare il risanamento della montagna. Insomma, si tratterebbe di un enorme regalo economico (si è parlato addirittura di 36 miliardi di lire) a chi ha deturpato la montagna. «Ma quello è l’unico modo per rimediare al danno – ha spiegato il leghista Binelli, favorevole al progetto – la pendenza attuale della montagna non consente alla vegetazione di riscrescere spontaneamente e lasciando le cose come stanno c’è il pericolo di frane». «Non solo – ha aggiunto il diessino Azzali – ma se non si intervenisse, l’attività di scavo oggi sospesa, tra qualche anno potrebbe riprendere. Il piano del Consorzio prevede invece che una volta risanata la montagna, l’area diventi di proprietà pubblica».
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