«Per Varese? È stato un anno deludente»
Il consigliere regionale Adamoli traccia un bilancio dell'anno che sta per finire. Per Varese e per il consiglio lombardo non poteva andare peggio
«Il 2003? Un anno deludente sia per la Regione sia per la provincia di Varese». Il consigliere regionale della Margherita Giuseppe Adamoli non conserverà un buon ricordo dell’anno che si sta per concludere. E le ragioni sono molteplici.
«Il nostro territorio è rimasto al palo per quanto riguarda le infrastrutture. Da otto anni il presidente Formigoni fa grandi proclami, ma ancora una volta il bilancio non prevede nemmeno uno stanziamento simbolico per i collegamenti ormai urgenti. Sul fronte sanità, abbiamo assistito ad una gestione indecorosa della questione del Verbano. Sono stati annunciati stanziamenti per un nuovo ospedale, poi è ritornata in auge l’ipotesi di un rilancio di Luino e Cittiglio. Attualmente c’è una grande confusione, mentre le condizioni dei due presidi continuano a peggiorare. Ciliegina sulla torta di fine anno è stata, poi, la scelta di Helsinki quale sede dell’Agenzia per la Chimica: Ispra è rimasta con le pive nel sacco, ben avendo molte più potenzialità della capitale finlandese. Perché si è persa questa ulteriore opportunità, quando avevamo tutte le carte in regola?»
Ma per il consigliere, nonché vicepresidente del consiglio regionale, il bilancio di fine anno è in rosso anche sul fronte delle attività istituzionali: «Siamo frustrati. La nostra assemblea, che è la terza in Italia dopo Camera e Senato, vede la propria attività sminuita da un sistema binario conflittuale: da una parte la giunta legittimata dal popolo, dall’altra il consiglio anche lui legittimato dal popolo dove dovrebbe risiedere la sovranità ma in concreto è in piena crisi d’identità. Sono due anni che attendiamo lo Statuto: c’è una commissione che non riesce a mettere insieme una proposta. Eppure i padri nobili della costituzione lombarda fecero tutto in sette mesi e partivano dal nulla: il loro lavoro fu anche preso a modello. Sentiamo ripetere che non siamo ancora fuori tempo: ma l’iter legislativo è lungo e potrebbe anche sfociare in un referendum. Le questioni sul tappeto non sono di poco conto, eppure non sembra che ci sia fermento. Si attende sempre qualcosa, si guarda a Roma sperando nell’illuminazione».
Un bilancio consuntivo decisamente pesante, dunque, ma cosa prevede Adamoli per il futuro, cosa si augura?
«Sul piano regionale spero che presto ci sia l’effettiva svolta di cultura politica, che finalmente si arrivi alla definizione del futuro volto lombardo, un volto che ci caratterizzerà almeno per i prossimi 20’anni. Per i varesini l’augurio è che escano dall’isolamento. Ma per fare questo devono assolutamente imparare a fare sistema: tutte le forze, al di là degli interessi che rappresentano, devono unirsi per far sentire la propria unica voce nei luoghi che contano: Milano e Roma».
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