Tra gli ulivi da potare e le parole dei testimoni di giustizia

La seconda puntata del racconto dei volontari che stanno conoscendo le esperienze di lavoro, solidarietà e legalità nate nelle terre confiscate

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La seconda puntata del racconto dei volontari di E!state Liberi, viaggio di impegno e conoscenza nei terreni confiscati alle mafie, promosso da Libera e Coop Lombardia

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Il sole è già alto, alle 8 del mattino, quando  arriviamo a Contrada Sergio Torre. Subito ci aspetta la pulitura della potatura degli ulivi ed il presidente della nascente cooperativa Rita Atria accende un fuoco per pulire il terreno dalle potature e dai rami ormai seccati. Il lavoro si svolge all’ombra del nuovo baglio che il Comune di Castelvetrano ha previsto in comodato ai nuovi cooperatori, che verrà inaugurato venerdì, con la speranza che sia utile al nobile progetto lavorativo.
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Poco distante abbiamo incontrato Ignazio Cutrò, presidente della associazione Nazionale Testimoni di Giustizia, imprenditore che lotta nella propria terra per fare in modo che siano i mafiosi ad avere paura e ad andarsene dalla Sicilia e non le persone dignitose e facoltose come lui che pizzo e favori non vogliono dare alla mafia…
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Le esperienze di contatto con i testimoni di familiari è proseguita con Filippa Vento vedova dal 1984 di Vincenzo Vento, ucciso perché sul luogo di un agguato di mafia, vittima innocente della ferocia delle cosche siciliane. A Vincenzo, che a quel tempo era giovane padre di tre bambini di 11 anni, 6 anni  e 2 mesi, è stata intitolata una strada importante di collegamento a Castelvetrano, dopo estenuanti lotte della famiglia, onorando il sacrificio di un uomo innocente.
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Nel tardo pomeriggio abbiamo incontrato Giuseppe Carini, allievo di Don Pino Puglisi, sacerdote siciliano che è morto lottando contro  la mafia nel suo quartier generale, il quartiere Brancaccio di Palermo sede della Cupola dove venivano decise le strategie di spartizione della Sicilia. Un racconto toccante che ha generato una riflessione profonda su cosa significhi vivere oggi come testimone di giustizia, costretto all’anonimato, a frequentare e alloggiare in luoghi sempre diversi, dove lavorare, avere rapporti con altre persone al di fuori della propria scorta diventa difficilissimo e dove spesso la propria soggettività, i propri bisogni, la propria umanità sono messi a dura prova vista la vita piena di pericoli. E’ nata spontaneamente una bella amicizia, con Giuseppe e con i carabinieri della scorta, veri e propri angeli custodi che seguono come ombre ogni passo di questo ragazzo, costretto da 20 anni a questa vita dura.
Il programma proseguirà ora con la visita alle Cooperative di Libera Terra che producono il vino Placido Rizzotto, e alla visita in altri luoghi simbolo della lotta alla mafia.

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Pubblicato il 02 Luglio 2015
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