Ricorso respinto, il licenziamento in Amsc era legittimo
Il giudice del lavoro ha dato ragione all'azienda multiservizi di Gallarate sul caso di uno dei due dipendenti licenziati nell'autunno scorso. Per l'operaio non c'erano posti di lavoro alternativi, se non i sei già rifiutati
Il licenziamento per motivi economici e di gestione era legittimo: così ha deciso il giudice del lavoro nel caso che opponeva l’azienda multiservizi Amsc di Gallarate ad un suo dipendente. Il caso è quello dei due operai per cui era stata avviata la procedura di licenziamento nell’autunno scorso: al di là dello scontro tra azienda e sindacato sul caso specifico, il duplice licenziamento aveva visto – dopo il necessario tentatativo di conciliazione tra le parti – anche un versante giudiziario, con il ricorso presentato da Gianpaolo Rapa, assistito dagli avvocati Salvatore Cosco e Raffaella Cosco.
Il giudice del lavoro Francesca La Russa, lo scorso 20 marzo, ha emesso l’ordinanza rigettando il ricorso del lavoratore Amsc e rilevando che le procedure avviate dall’azienda comunale erano corrette. Rapa ricopriva l’incarico di coordinatore delle squadre di manutenzione della rete («una sorta di jolly a disposizione degli Assistenti, dei Capi Servizio e degli Operai»), una figura considerata non necessaria secondo l’attuale dirigenza dell’azienda comunale, oggi presieduta da Sergio Praderio. Quanto alla possibilità di un diverso utilizzo del dipendente, il giudice dice che è provata “l’insussistenza nell’assetto organizzativo di mansioni equivalenti” e nel contempo la mancata assunzione di altro personale nel periodo successivo al licenziamento di Rapa. Allo stesso modo la sentenza rileva che non esistevano altre posizioni alternative dove ricollocare l’operaio licenziato, che aveva rifiutato altre sei posti di lavoro “per attività lavorative esternalizzate con mansioni inferiori” che però prevedevano il mantenimento dello stesso stipendio. Lo stesso Rapa aveva denunciato con i suoi legali, sulla stampa, un tentativo di estrometterlo a tutti i costi dall’azienda, tanto che erano state avviate
anche indagini con carabinieri e Guardia di Finanza, ma la questione non è stata trattata, anzi la sentenza si chiude dicendo che non vengono prese in considerazione eventuali ragioni discriminatorie, ritorsive o disciplinari in mancanza di una domanda in questo senso da parte del dipendente.
La sentenza chiude la vertenza giudiziaria sul caso, ma non probabilmente quella dei rapporti interni all’azienda: Rsu e sindacati avevano infatti denunciato l’atteggiamento dei vertici aziendali e contestato il licenziamento per motivi economici e organizzativi, applicato ai due dipendenti (nella foto: il primo presidio, il 12 ottobre 2012).
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