Maroni resta capo della Lega
Il segretario federale rimette il suo incarico ma il consiglio federale gli chiede di restare fino al 2015
Roberto Maroni ha rimesso il suo incarico di segretario federale della Lega, ma il partito lo vuole ancora in sella e dunque nessun cambio al vertice. Fino al 2105, come da statuto. Il capo leghista sarà quindi contemporaneamente governatore della Lombardia e capo politico del carroccio, il partito che ha di fatto salvato da una brutta sconfitta grazie alla vittoria elettorale lombarda.
La nuova linea di Maroni ha il sostegno della maggioranza del partito, ma qualche dissenso c’è. Ieri ad esempio si dimesso il segretario cittadino di Castellanza, perché non condivide la scelta del segretario federale di essersi iscritto al gruppo del consiglio regionale “Maroni Presidente” e non a quello della “Lega Nord”. Un fatto che ha un valore simbolico per molti militanti.
Maroni ha voluto comunque fare il passo di mettere il suo incarico a disposizione, anche perchè priam della campagna elettorale, il 21 ottobre, aveva affermato che il nuovo corso leghista prevedeva per ognuno "un culo, una sedia", un modo ruvido per dire che non sarebbe più stato accettato il doppio incarico.
Ecco il comunicato ufficiale della Lega Nord
Nel corso della seduta il Segretario federale, Roberto Maroni, come annunciato in campagna elettorale, ha messo il proprio mandato a disposizione del Consiglio Federale.
Il consiglio federale, considerato il momento di incertezza politica nazionale, la necessità di assicurare stabilità e unità al movimento e l’obiettivo di dare rapida attuazione al progetto della Macro Regione del Nord, ha respinto le dimissioni con voto unanime, con l’unica eccezione dello stesso Roberto Maroni.
Il consiglio federale ha poi confermato che la durata del mandato del Segretario Federale sarà quella prevista dallo Statuto, ovvero il 2015.
Infine è stata deliberata la costituzione di un comitato strategico per l’attuazione del progetto della Macro Regione del Nord, comitato di cui faranno parte i tre Governatori di Piemonte, Lombardia e Veneto, i capigruppo dei rispettivi consigli regionali, oltre ai presidenti dei gruppi parlamentari alla Camera e al Senato e quello della delegazione al Parlamento Europeo.
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