Gli anarchici sono come il marmo di Carrara
Marco Rovelli nel libro "Il contro in testa. Gente di marmo e d’anarchia" propone un viaggio nella terra e tra le genti che hanno fatto la storia della ribellione e dell'anarchia
«Per spaccare il marmo devi capire qual è la linea giusta, il suo verso. Se la segui, tagliarlo è facile. Se invece provi a tagliarlo diciamo al contrario, se vai contro il verso, non ci riesci: non c’è verso, proprio. E quello si chiama contro.»
Il «contro in testa» è la naturale disposizione alla refrattarietà, alla ribellione e alla resistenza, che storicamente ha caratterizzato la gente di Massa e Carrara, la gente, cioè, che ha abitato e abita quella terra delimitata dal mare e dalle Alpi Apuane. Una terra di ribelli, refrattari, resistenti e malfattori: di anarchici. Marco Rovelli è nato e vive qui. Ma sembrerebbe essere arrivato tardi al mondo, costretto a vivere l’adolescenza e la gioventù nella infinita tristezza degli anni Ottanta, quando ormai la stagione dei movimenti si era spenta. Guarda così con nostalgia ad un tempo e ad un mondo che sembrano scomparsi, ricostruendone pezzi e memorie nelle ultime osterie e dalla voce dei vecchi compagni. Un lungo filo di ribellione lega i fantasmi remoti delle lotte del 1894 ai primi antifascisti – gli Arditi del Popolo – e ai partigiani che tra quelle montagne hanno combattuto tra il 1943 ed il 1945 nel nome di Gino Lucetti, l’anarchico che attentò alla vita di Mussolini (ancora oggi gli anarchici di Carrara chiamano col suo nome la piazza che dal 1960 è ufficialmente piazza Alberica). Ma restano di quella nobile utopia libertaria anche segni materiali: la Cooperativa tipolitografica, ad esempio, unica ad avere come finalità statutaria «la diffusione del pensiero libertario ed egualitario» e che garantisce ancora oggi la pubblicazione del settimanale «Umanità Nova»; il Circolo intestato a Gogliardo Fiaschi, «anarchico d’immensa fede»; il monumento a Gaetano Bresci, vendicatore della strage milanese del 1898, collocato nei pressi del cimitero di Turigliano, dove ha trovato riposo anche il corpo martoriato di Giuseppe Pinelli. Il germe libertario avrebbe favorito anche la nascita di Potere operaio alla fine degli Sessanta proprio a Massa. È Ovidio Pegollo a sostenerlo, che fu tra i fondatori insieme ad Adriano Sofri e che ora vive a Marina di Massa, nella stessa casa di Gaetano Palla, «grande anarchico».
Ed oggi, si chiede Rovelli, «dove sono finiti tutta quella elettricità di un tempo, tutti quei sogni, quelle visioni»? Che ne è di quei «sudditi maleducati», che avevano impressionato il pur illuminato Montesquieu nel corso del suo viaggio in Italia? Ma il desiderio bruciante di libertà sopravvivrà fino a quando continuerà lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Ed è così che in anni recenti può capitare che il duomo di Carrara venga occupato da immigrati, che chiedono dignità e rispetto. Ebbene, è in circostanze come questa che tornano a manifestarsi gli anarchici. Cessano di essere fantasmi e «tornano a essere lo spirito di corpi che agiscono e costruiscono un mondo».
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Marco Rovelli, Il contro in testa. Gente di marmo e d’anarchia, Roma-Bari, Laterza, 2012.
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