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A proposito di Gentile

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22 Maggio 2005

Egregio direttore,

Il marxismo costituisce il nerbo del pensiero di Concetto Marchesi, grande umanista comunista, e in esso è centrale la tesi della conversione delle armi della critica in critica delle armi, perché centrale è nel marxismo il nesso fra teoria e pratica, fra pensiero e azione.
In un momento tragico della storia del nostro paese, Concetto Marchesi dimostrò di saper convertire in modo mirabile le armi della critica in critica delle armi. L’obiettivo di tale critica fu il filosofo Giovanni Gentile, oggi inserito dai corifei del revisionismo nel novero dei personaggi (come Nietzsche e come Heidegger) da riabilitare.
Dal 1944 tante notti e tante aurore sono trascorse, e non è ultimo merito di Marchesi averci trasmesso, ponendosi nel solco aperto da Marx, da Engels e da Lenin, un insegnamento che conserva intatta la sua validità. Si tratta di un insegnamento fondato sulla consapevolezza che per portare a termine un processo di radicale trasformazione della società la critica teorica è necessaria, ma non sufficiente. Marchesi ha osservato una volta che «di parole che tutti dicono sono fatte le frasi che non si udirono mai». Parimenti, della stessa materia, cioè di pensieri espressi con parole comuni, sono fatte le frasi che egli scrisse in una delle congiunture più drammatiche della guerra di liberazione. Grande è la loro importanza per chi non le conosca, salutare è il rimeditarle per chi già le conosca.
Così, nel gennaio del 1944, Marchesi concludeva una ‘Lettera aperta al senatore Giovanni Gentile’, il quale con un articolo pubblicato sul «Corriere della Sera» aveva fatto appello alla ‘concordia nazionale’: «Quanti oggi invitano alla concordia, invitano a una tregua che dia temporaneo riposo alla guerra dell’uomo contro l’uomo. No: è bene che la guerra continui, se è destino che sia combattuta. Rimettere la spada nel fodero, solo perché la mano è stanca e la rovina è grande, è rifocillare l’assassino. La spada non va riposta, va spezzata. Domani se ne fabbricherà un’altra? Non sappiamo. Tra oggi e domani c’è di mezzo una notte e un’aurora».

Eros Barone

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