A proposito di macellazioni liturgiche
7 Gennaio 2007
Egregio Direttore,
l’agnello pasquale dell’ultima cena di Gesù fu sacrificato in modo molto simile alla macellazione rituale ancora oggi praticata dalle comunità ebraiche ed islamiche.
La religione cristiana si allontanò poi progressivamente dall’osservanza delle prescrizioni alimentari indicate dalla Bibbia e abbandonò la pratica del sacrificio cruento degli animali.
La nostra civiltà giudica oggi, giustamente, come riprovevoli e contrari alla nostra sensibilità i maltrattamenti agli animali.
Per questo motivo appaiono sicuramente giustificate le proteste di quanti, a partire dall’Ente Protezioni Animali, ritengono necessario un adeguamento delle nostre leggi in modo da rimuovere le anacronistiche residue forme di macellazione cruenta, retaggio di tradizioni religiose che appaiono oggi in contrasto con i sentimenti della maggioranza della nostra popolazione.
L’esperienza di numerosi Stati europei, a partire da quelli scandinavi, ha infatti dimostrato come sia possibile contemperare l’osservanza delle prescrizioni ebraiche e islamiche con il rispetto di norme che evitino inutili sofferenze agli animali.
E’ per questo motivo che rischiano invece di apparire strumentali le proteste inscenate da esponenti di forze politiche.
Questi hanno infatti il dovere, se lo ritengono necessario, di presentare delle concrete proposte di modifiche legislative nelle opportune sedi parlamentari.
A maggior ragione se hanno avuto modo di stare per anni sui banchi della maggioranza, dove hanno potuto liberamente scegliere quali leggi proporre e approvare.
Il ricorso alla facile quanto sterile protesta di piazza, in questi come in altri casi, non appare utile alla soluzione dei problemi e genera solo il sospetto di un miserabile interesse a mantenere alto uno stato di tensione che non giova certo al paese e che contrasta con una costruttiva, saggia e ragionevole politica di governo della nazione e delle nostre città.
Un cordiale saluto



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