Accam, è importante non dimenticare
15 Luglio 2005
Dopo i primi giorni da prima pagina, sulla vicenda ACCAM è progressivamente calato un velo di silenzio. E’ comprensibile che sia così: i fatti si sedimentano, possono essere valutati con un certo distacco, l’importante è che non si dimentichino.
Da questa prospettiva, ancor prima che come segretario di un partito politico vorrei esprimermi come cittadino di uno dei comuni che giustamente hanno applicato la raccolta differenziata. E’ indubbio che la raccolta differenziata ci sta sottoponendo a giusti disagi: dividiamo la plastica dal vetro, l’umido dal secco, la carta da altri materiali riciclabili. Lo facciamo pensando di beneficiare in prospettiva di una diminuzione dei costi di smaltimento, ma soprattutto perché siamo animati da senso civico: dalla consapevolezza che un piccolo sacrificio personale si può tradurre in un interesse comune, che la raccolta differenziata dovrebbe essere una precondizione per il buon funzionamento degli inceneritori e delle discariche, e per il recupero, e quindi per il risparmio, di materiali come la carta, il vetro o il legno che non possiamo continuare a produrre senza alterare certi equilibri naturali.
Ci sentiamo ora delusi e indignati di fronte alla squallida truffa dell’ACCAM, quando si cambiano le bolle di accompagnamento e si varia il codice dei rifiuti per bruciare tutto o per fare compost con ciò che è chimicamente dannoso. E’ un’indignazione rivolta a tutti coloro che hanno mercificato l’emergenza rifiuti e il diritto alla tutela dell’ambiente, traendone guadagni illeciti approfittando del loro ruolo e sulla pelle di ognuno di noi.
Credo che non si debba demonizzare nessuno a priori: la Magistratura sta indagando e merita piena fiducia. Non tutte le posizioni degli inquisiti sono le stesse: c’è chi è stato arrestato per aver commesso reati riscontrati, c’è chi ha ricevuto avvisi di garanzia che di per sé non costituiscono prova di colpevolezza. Preoccupano però le prese di posizione di autorevoli consiglieri regionali come Buscemi e di tutto il gruppo dirigente di Forza Italia, che chiedono interventi per delegittimare l’operato della Magistratura, addirittura appellandosi a Berlusconi, come se questi rappresentasse un potere autorevolmente al di sopra delle parti e non avesse invece caratterizzato il suo mandato con l’asservimento della Magistratura agli interessi suoi e della sua parte.
In particolare Forza Italia fa quadrato attorno a Nino Caianiello, che si sarebbe dimesso da responsabile provinciale del suo partito per imposizione di Bondi, e ne lamenta la perdita come abile tessitore di relazioni interne al centrodestra, in particolare nei confronti dell’onnivora Lega Nord.
Viene anche fatta circolare la tesi che Caianiello e Mucci siano vittime di congiure più o meno trasversali e che ci sia un nesso, fatto di rapporti non proprio idilliaci, tra la Provincia di Varese, il comune di Gallarate e il comune di Busto. Non si fa fatica a crederlo: non sfugge a nessuno che l’alleanza tra FI e Lega Nord in provincia di Varese si basa su rapporti di potere, ma ai cittadini di Gallarate, di Busto, e dei comuni che conferiscono i loro rifiuti all’ACCAM, importano poco gli eventuali regolamenti di conti interni al centrodestra, così come non importano le dimissioni di Caianiello da una carica di partito e la nomina di un nuovo coordinatore provinciale di Forza Italia. Importerebbero di più le sue dimissioni dalla presidenza dell’AMSC: sarebbero un atto di pulizia e di rispetto nei confronti di tutti, a partire dai cittadini utenti. Come sarebbero stato un atto di correttezza politica e di tutela della sua stessa immagine la separazione della delega dell’urbanistica dal mandato di sindaco da parte di Mucci, quando, ancor prima dell’ACCAM, sono partite, anche se non rivolte a lui, indagini giudiziarie proprio sulla gestione dell’urbanistica.
L’inceneritore di Busto è chiuso e, in attesa di una sua eventuale riapertura, i rifiuti vengono conferiti in altre discariche, prima fra tutte quella di Gorla Minore, che è ormai ai limiti della sua capienza e di cui fra un paio d’anni dovrà chiudere. I sindaci dei comuni interessati assicurano che non siamo di fronte a una emergenza rifiuti. Spero sia così, ma temo che un’emergenza ci sarà, se non nell’immediato certamente in un vicino futuro, se non saremo in grado di affrontare il problema alla radice. Certo servono piani provinciali e regionali, se ben fatti, occorrono misure concrete per affrontare il problema dei rifiuti dalla testa e non dalla coda, dalla sconsiderata produzione di involucri, imballaggi, plastiche, parte integrante della massificazione consumistica usa e getta, ma serve innanzi tutto una precondizione, che è politica ma anche, e soprattutto, civile e culturale: la rivalutazione forte del valore dell’interesse pubblico. Da tempo è passato il luogo comune che tutto ciò che è pubblico non funziona e merita solo denigrazione e che viceversa il privato per definizione è efficace e migliora i servizi. Nel nostro caso gli utenti spesso scambiano strade e boschi per discariche a cielo aperto e assumono comportamenti che mai adotterebbero a casa loro. Tutti sappiamo che l’incuria è frutto dei cattivi esempi, soprattutto se provengono da certi politici che concepiscono gli enti pubblici, adeguatamente privatizzati nella gestione, come opportunità per creare e occupare consigli di amministrazione che prevedono stipendi e rimborsi esorbitanti o oddirittura fanno dei rifiuti l’occasione per fare soldi in maniera illecita. Non è casuale che a pochi giorni dal caso ACCAM sia dilagato un altro scandalo di truffe e mazzette che coinvolge mezza Lombardia. E’ da qui che dobbiamo partire, tutti, ma, perché questo avvenga, l’esempio dovrebbe partire proprio da chi invece, ai più alti livelli, anche con mezzi che creano opinione e comportamenti, mortifica quasi quotidianamente il senso di appartenenza a una società civile.



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