Alcune precisazioni su Umberto I
7 Settembre 2005
Egregio Direttore,
sono felice che il Signor Clerici condanni l’atto di teppismo ai danni del busto di Umberto I, tuttavia vorrei fare alcune precisazioni in merito alle successive affermazioni del Presidente Provinciale di Azione Giovani.
Non è affatto vero che il Re ordinò di sparare sulla folla, tant’è che la notizia dei disordini in Milano arrivarono al Re mentre era ad una manifestazione per l’anniversario dello Statuto. Fu il Ministro Rudinì a decretare lo Stato d’Assedio e sempre lui ad ordinare di ristabilire la calma. Le cannonate di Bava Beccaris sono un episodio doloroso, che comunque non è imputabile al Re e, che hanno una loro logica nel contesto in cui avvennero. A milano, il pane non mancava, i salari erano fra i più alti del Regno e la crisi, era dovuta non al Governo, ma alla situazione internazionale (la crisi del grano ecc.) e alla penuria del raccolto. Inoltre, forze anarchiche e rivoluzionarie avevano stabilito quartieri generali ovunque e militavano anche a milano (basti pensare alla Kuliscioff ed altri) sobillando la povera gente, spargendo ovunque i loro proclami destabilizzatori e provocatori. Rudinì era a conoscenza di questa situazione ed ebbe paura. Paventò la caduta della Monarchia, e non fu l’unico. Del resto, il Re aveva già subito due attentati e in quel momento di crisi il Regno doveva difendersi. Quella poi del Re che noncurante appone la firma sulla concessione della medaglia a Bava Beccaris mentre i milanesi piangono i morti è ancora pura invenzione. Fu ancora Rudinì a sollecitare un gesto eclatante del Re, per dare una dimostrazione della “funzionalità” e della “salute” dello Stato e propose perciò la plateale onorificenza a chi aveva ristabilito l’ordine. Convinto dalle paure del Ministro ed altri membri del Governo, Umberto firmò. E non certo poco dopo ma più di un mese dopo i fatti di Milano!
Infine, anche il presunto compiacimento del Re è falso. Basta sfogliare i diari dei ministri dell’epoca per leggere vari e continui riferimenti allo stato di profonda tristezza del Sovrano dopo i fatti di Milano.



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