Alfabetizzare gli ignoranti non è chic
13 Dicembre 2005
Egregio Direttore, la seduta di lunedì per il programma dell’Unione con tema la cultura ha dato importanti notazioni, a conferma di quanto ormai avviene da lustri
sul tema vasto dei programmi culturali.
Non avendo avuto modo di dire due parole, Le chiedo qualche riga.
Il solito, a mio giudizio, festival del bel dire e del bel citare dove ciascuno alla meglio racconta delle proprie cose fatte e da fare e, se ha “la faccia di.. tolla” chiede anche futuri finaziamenti. Alla peggio sale nell’empireo e spazia
dove noi praticoni non osiamo neanche guardare.
Poi qualcuno vuol paragonare Varese a Mantova, a Pavia,
perfino a Treviso, dove pare che il buco finanziario lasciato da Goldin sia di qualche milioncino , e Brescia, dove il buco cresce a vista d’occhio. Qui non si trovano 200.000 euro…..
“ma il privato no” ,ed allora?
L’insegnante di liceo ci ha ben ricordato quanti giornali si vendono in Italia, quanti libri, rispetto all’Europa tutta.Pochini.
I dati ci dicono che milioni di italiani sono analfabeti.Giustamente qualcuno propone di puntare sui ragazzi e sulla scuola….
I trentenni sono in maggioranza… persi.
L’ingenier Pastore parlando delle 5 C ha citato per prima la CONOSCENZA.
Cent’anni fa la sinistra, i socialisti, coi Circoli Turati e le Università popolari, insegnavano l’alfabeto alla povera gente, un po’ di cultura generale, un mestiere.
La domanda è questa: un serio programma culturale di un Ente pubblico non deve partire da qui? una nuova alfabetizzazione?
Non cola grasso per nessuno, non ci sono vetrine, mondanità, giornali, rinfreschi per un modesto programma del genere, e poi alfabetizzare gli ignoranti non è chic, o trendy.
Grazie.
Roberto Gervasini Varese



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