Alpinismo o grandi imprese?
7 Agosto 2006
Egr. direttore,
prendo spunto dall’articolo sull’alpinista ossolana Piolini per una breve considerazione personale.
Appassionato di montagna da sempre, noto che in questi ultimi anni, troppo spesso, vengono date notizie che una volta, quando l’alpinismo era forse più duro e una montagna la si “conquistava” solo quando si era sulla vetta, passavano sicuramente in secondo piano o addirittura non avevano accesso ai mezzi di comunicazione.
Se uno non raggiungeva la meta prefissa, si guardava bene dal fare e commercializzare filmati o proporre serate, magari dietro un lauto cachet. Oggi troppo spesso si spacciano per vittorie o per grandi imprese anche i “fallimenti”. Io penso che se uno si prefigge la cima di qualsiasi montagna e per un qualsiasi motivo non la raggiunga, dovrebbe avere l’onestà di ammetterlo chiaramente, senza tentare di far passare per una grande impresa ciò che impresa non è stata.
Ci sarebbero altre mille considerazioni da fare sulle cosiddette “imprese”, che spesso sono solo ripetizioni di percorsi già fatti da altri e che senza nulla togliere alla fatica e alla bravura di chi li compie, non aggiungono nulla alla grande storia dell’alpinismo. Troppo spesso manca il coraggio di affrontare cose nuove. Ma questo porterebbe al di fuori di quella leggera polemica che è insita in questa lettera e aprirebbe un discorso troppo ampio.
Cordiali saluti,



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