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Ambrogio Vaghi, i ricordi e la speranza di Rodari

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6 Settembre 2021

Egr. Direttore,
Credo che il popolo della sinistra, e non solo, abbia risposto positivamente alla presentazione del libro di Ambrogio Vaghi svoltasi ieri a Varese.
Ambrogio potrà ritenersi soddisfatto della partecipazione e ovviamente se lo merita. Con il suo libro si sono ricordati i giorni della riscossa nazionale con la Resistenza e al sua lunga stagione vissuta nella militanza nel grande Partito Comunista, compreso tutto quello che è avvenuto dopo.

Tanti sono i ricordi che sono stati raccontati nel libro: dal periodo della Resistenza all’incontro con Gianni Rodari, dalla militanza nel P.C.I. all’impegno nel mondo delle cooperative. Vaghi è stata persona molto fortunata, sotto tutti i punti di vista, per aver vissuto in prima persona gli anni importanti della ricostruzione del nostro Paese. Anche ieri é stato come al solito molto generoso per aver speso tante parole di incitamento a Davide Galimberti come prossimo Sindaco di Varese.

Se c’é stato un limite nell’incontro di ieri e forse anche nel libro, é quello di aver basato tutto sui ricordi, c’è addirittura un capitolo centrale chiamato “Il piacere dei ricordi” quasi che la sinistra, o quello che é rimasto della sinistra, sia solo quello di cullarsi nel passato, senza confrontarsi con il presente e senza avere la capacità di progettare il futuro, facendoci diventare un po’ tutti dei reduci senza più essere militanti.

Ma un appiglio Vaghi lo aveva dato nel suo libro con la citazione importante del pensiero di Gianni Rodari quando scrisse “Se invece di subire la storia gli uomini si uniranno per farla: se sapranno dominare i rapporti sociali come dominano le forze della natura e gli strumenti della tecnica; se avranno fiducia in se stessi, il mondo di domani potrà essere migliore, più giusto e più libero. Un mondo senza prepotenze, senza fame, senza ignoranza. Un mondo più unito, più fraterno. Se questo mondo nascerà domani o tra cinquant’anni, o cento, e che aspetto avrà, non lo sappiamo; ma che altro ci rimane da fare se non lavorare per il suo avvento, costruirlo giorno per giorno, in modo che corrisponda a nostri sogni?”

Una citazione che 50 anni dopo, spesso e volentieri è ripresa dalle parole di papa Francesco, quasi che Rodari, laico e comunista, sia stato precursore per la costruzione del Regno di Dio.
Peccato che il tempo sia stato tiranno e non si abbia avuto l’opportunità di discutere delle cose attuali, del declino del così detto mondo occidentale, della fuga vergognosa dall’Afghanistan, del tradimento in cui sono state lasciate le donne afghane, della crisi politica del nostro Paese, in maniera che il libro potesse essere uno strumento di comunicazione per le giovani generazione, oggi lasciate senza memoria storica in balia di tecnologie che sono illusorie di libertà, quando sono invece foriere di nuove schiavitù, liberando lo stesso libro di aver fatto di Varese, l’ombelico del mondo.

Spero che il libro abbia successo e che alla prima edizione, ne possa seguire una seconda, candidandomi si da subito in spirito di amicizia ad essere il correttore delle bozze pur non ne possedendone i titoli. Nella speranza di alimentare i sogni per un futuro migliore per le nuove generazioni, “un mondo più unito e fraterno” auspicato da Gianni Rodari, liberandoci dall’ossessione della vendita delle armi e del fare sempre le guerre, di cui sono vittime gli americani.

Emilio Vanoni
Induno Olona, 5 settembre 2021

 

(foto: una vignetta di un fumetto di Il Pioniere diretto da Gianni Rodari)

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