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Ascoltiamo il grido dei ragazzi del Liceo Crespi

manifestazioni studenti liceo crespi busto arsizio 24 febbraio 2022
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27 Febbraio 2022

Caro Direttore,

Ho letto in questi giorni tante lettere articoli a riguardo di quanto accaduto al liceo Crespi giovedì.
Ho letto e ho ascoltato il desiderio degli studenti di non essere lasciati soli a guardare un fatto che apre una voragine davanti a ciascuno di noi.
Ne vengono fuori domande vertiginose: perché vivere? Io ho un motivo per vivere? Qual è la mia speranza? Si può essere felici?

Da questa voragine sale il freddo, ci vengono i brividi le vertigini.
Ecco perché i ragazzi hanno chiesto, hanno cercato degli adulti che, metaforicamente, li tenessero per mano, e dicessero loro di non avere paura, che potevano stare insieme davanti a quel che era successo.

Allo stesso tempo, però, questo desiderio così importante si è trasformato in protesta di alcuni genitori, come ho letto su alcune testate locali, e di alcuni studenti che si sono detti “indignati” perché – affermano – la scuola non ha saputo riconoscere e accogliere questo bisogno.

Molto è stato detto e risposto, e non intendo più entrare in merito perché, in questa discussione che è sorta, ho visto il rischio.

Quello di voltare le spalle alla voragine e dedicarsi a questioni importanti, ma secondarie. Questioni, insomma, alla nostra portata, gestibili, comprensibili.

E così, lasciar chiudere pian piano la vertiginosa domanda che si era aperta al primo impatto con il fatto e che ci aveva fatto piangere.
Ora, io credo che questa ragazzina, con la sua grandissima sensibilità, ci abbia dato – in modo assolutamente drammatico – un’opportunità.
Quella di strapparci dalla nostra indifferenza, dalle nostre attività, dalle quisquiglie in cui spesso ci perdiamo, mettendoci davanti alle domande più vere e più profonde del nostro essere.
Non riduciamo quel che è accaduto a una questione di gestione, pure importante.

I ragazzi ci stanno chiedendo se possono stare con noi davanti a queste domande; se qualcuno è disposto ad accompagnarli a cercare le risposte. Se abbiamo paura, se si possa andare avanti a guardare dentro la voragine, o se sia meglio voltare le spalle.

Ragazzi, chiedete a noi adulti perché viviamo. Se abbiamo qualche speranza. Se siamo felici. Non abbiate paura di essere radicali e di lasciarci senza parole di fronte alle vostre domande.
La vostra domanda è la nostra speranza di alzare la testa dalle nostre occupazioni e ricominciare a cercare ciò che veramente ci riempie il cuore.

E se avete scoperto in questi giorni qualcuno che vi pare libero di stare senza paura di fronte a voi e alle vostre domande.. attaccatevi a lui. Se avete visto un adulto che vi fa sperare che la vita possa essere bella senza essere superficiale, profonda senza essere cupa, cercate di scoprire il suo segreto.

Volevo infine rivolgermi alla giovanissima ragazza che ha dato origine a tutto questo. Il tuo grido alla vita ha scosso tutti, te e attorno a te, dandoci un’occasione di vivere in modo più consapevole e di cercarvi delle strade di verità.
Grazie di esistere.

Un’insegnante

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