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Beati gli operatori di pace

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16 Marzo 2022

Beati gli operatori di pace.

Questa espressione che fa parte delle beatitudini proclamate nel vangelo di Matteo è il titolo di un documento firmato da 250 presbiteri e diaconi della Chiesa ortodossa russa. E’ stato diramato in contemporanea con il sermone di Kirill, patriarca di Mosca e di tutta la Russia. Il suo intervento in relazione al conflitto e all’aggressione militare che sta devastando l’intera Ucraina ha destato un enorme stupore. Prendendosela con il “club dei paesi liberi” quindi con tutto l’Occidente afferma: “Oggi c’è un test per la fedeltà a questo nuovo ordine mondiale, una sorta di lasciapassare per quel mondo “felice”, il mondo del consumo eccessivo, il mondo della falsa “libertà”. Sapete qual è questo test? La prova è molto semplice e allo stesso tempo terribile: è la parata del Gay Pride.  Le pretese di molti di tenere una parata gay sono una prova della loro fedeltà al nuovo ordine mondiale; e sappiamo che se le persone o i Paesi rifiutano queste richieste, allora non entrano in quell’ordine mondiale, ne diventano estranei”.

L’occasione del sermone era la “domenica del perdono” e pertanto continua dicendo: “Come vostro pastore, invito tutti a perdonare i peccati e le offese, anche dove è molto difficile farlo, dove le persone sono in guerra tra loro. Ma il perdono senza giustizia è capitolazione e debolezza. Perciò il perdono deve essere accompagnato dall’indispensabile conservazione del diritto di stare dalla parte giusta del mondo, dalla parte della verità di Dio, dai Comandamenti Divini, da ciò che ci rivela la Luce di Cristo, la Sua Parola, il Suo Vangelo, le Sue più grandi alleanze date al genere umano. Tutto ciò indica che siamo entrati in una lotta che non ha un significato fisico, ma metafisico”. In questa maniera avviene una forma di sacralizzazione di questa lotta, cioè della guerra in corso, a cui si attribuisce addirittura un valore trascendente. Siamo ancora al punto in cui la luce di Cristo, la Sua Parola, il Suo Vangelo si devono imporre con le armi. Non una parola sugli innocenti che vengono uccisi e sulle devastazioni che sono in corso.

Sentiamo ora la diversa e contraria intonazione dei 250 firmatari:

“Noi, presbiteri e diaconi della Chiesa ortodossa russa, ciascuno a proprio nome, ci rivolgiamo a tutti coloro da cui dipende la cessazione della guerra fratricida in Ucraina, con un appello alla riconciliazione e a un cessate il fuoco immediato.

Inviamo questo appello dopo la Domenica del Giudizio universale e alla vigilia della Domenica del Perdono.

Il Giudizio universale attende ogni persona. Nessuna autorità terrena, nessun medico, nessuna guardia proteggerà da questo giudizio….

Piangiamo per il calvario a cui i nostri fratelli e le nostre sorelle in Ucraina sono stati immeritatamente sottoposti.

Vi ricordiamo che la vita di ogni persona è un dono di Dio inestimabile e unico, e pertanto auguriamo il ritorno di tutti i soldati – sia russi che ucraini – alle loro case e alle loro famiglie sani e salvi.

Ci rattrista pensare all’abisso che i nostri figli e nipoti in Russia e Ucraina dovranno colmare per ricominciare a essere amici, rispettarsi e amarsi.

Rispettiamo la libertà dell’uomo data da Dio e crediamo che il popolo ucraino dovrebbe fare la sua scelta da solo, non sotto la minaccia delle armi e senza pressioni da parte dell’Occidente o dell’Oriente.

In attesa della Domenica del Perdono, vi ricordiamo che le porte del paradiso sono aperte a chiunque, anche gravemente peccatore, se chiede perdono a coloro che ha umiliato, insultato, disprezzato, o a coloro che sono stati uccisi dalle sue mani o per suo ordine. Non c’è altra via che il perdono e la riconciliazione reciproca.

“La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra; e ora sei maledetto dalla terra, che ha aperto la bocca per ricevere dalla tua mano il sangue di tuo fratello», disse Dio a Caino che era geloso di suo fratello minore. Guai a ogni persona che si accorge che queste parole sono rivolte a lei personalmente.

Nessun appello non violento per la pace e la fine della guerra dovrebbe essere respinto con la forza e considerato come una violazione della legge, perché questo è il comandamento divino: “Beati gli operatori di pace”.

Invitiamo tutte le parti in guerra al dialogo, perché non c’è alternativa alla violenza. Solo la capacità di ascoltare l’altro può dare la speranza di una via d’uscita dall’abisso in cui i nostri paesi sono stati gettati in pochi giorni.

Entriamo tutti nella Quaresima in uno spirito di fede, speranza e amore. Fermate la guerra!”

Qui sentiamo pulsare il Vangelo. E sono parole pronunziate a caro prezzo, ciascuno rischiando in proprio nel clima di violenza che la guerra produce. Come c’è un’altra Russia nelle tante persone che, rischiando  prigione e ritorsioni, si espongono per manifestare la loro contrarietà alla guerra in corso, così c’è una Chiesa altra, disposta a pagare, perché crede nella beatitudine dei costruttori di pace.

don Roberto Fiorini

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