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Bossi-Fini, il rischio è criminalizzare il migrante

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20 Giugno 2005

Caro direttore,

un conto è il doveroso rispetto del dolore della famiglia di Claudio Meggiorin, un conto è l’uso politico strumentale e manipolatorio di una morte cruenta da parte di un ceto politico locale e nazionale che dimostra, se ve n’era ancora bisogno, che quando si è a corto di argomenti seri, tutto diventa lecito per acquisire consensi distorti.

Le dichiarazioni di Maroni, Fontana, Fumagalli, Reguzzoni, ecc., invocanti tolleranza zero e pene esemplari per i clandestini, sono in sé riprovevoli e vergognose, se è vero che proprio grazie alla Legge Bossi-Fini si determina la massima produzione di clandestinità e la sostanziale criminalizzazione del migrante e del richiedente asilo.

Non solo, dunque, la legge Bossi-Fini è un mostro giuridico e vessatoria nei confronti dei diritti dei migranti, ma con il fallimento della politica delle quote – per il 2005 il ministro Maroni ha previsto solo 330 permessi regolari di lavoro per la nostra provincia a fronte di 1200 richieste dei datori di lavoro – si alimenta per forza di cose l’irregolarità nei rapporti di lavoro, permettendo di avere forza lavoro ricattabile a quell’imprenditoria che con una certa spregiudicatezza pensa che, se non arriva qualche controllo, la si può fare sostanzialmente franca.

Poi, come nella storia recente del nostro paese e per ultimo nel 2002, arriverà l’ennesima sanatoria per sistemare quanto è stato prodotto da una manifesta insipienza politica.

Perciò la scelta dell’individuazione di un capro espiatorio, contro cui scatenare l’isteria di massa, è funzionale ad un certo discorso politico, giacché con uno strano tempismo il ministro Pisanu ha scatenato, proprio in questi giorni, l’ennesima crociata contro l’immigrazione clandestina, arringando quei presidenti delle regioni che intendono contrastare pubblicamente i centri di permanenza temporanea (Cpt) ed avviare sane politiche di accoglienza rispetto al fenomeno migratorio.
Si consideri, inoltre, che in tutta Europa solo nel nostro paese poteva accadere che la bassa qualità dell’informazione pubblica collocasse questa morte tra i principali avvenimenti dei notiziari TV.

Sulla condizione tutt’altro che brillante del nostro sistema informativo si legga l’illuminante
“Cattive notizie” di M.Loporcaro , non a caso sottotitolato “La retorica senza lumi dei mass-media italiani” .

Infine, non deve sorprendere che la Lega si apparenti con le formazioni o i gruppuscoli di estrema destra: è nella natura delle cose.

Presentatasi nell’arena politica come una formazione né di destra né di sinistra , la Lega è invece un movimento che istiga all’odio razziale ( più di un suo esponente ha procedimenti in corso o è stato condannato in questo senso dalla magistratura italiana) ed è a pieno titolo annoverabile tra le formazioni di estrema destra e così è classificata in qualsiasi seria ricerca politologica in Europa e nel nostro paese.

Per tutti questi motivi ritengo che l’appello di M. Tafi vada adeguatamente raccolto, da chi vuole essere consapevolmente dissonante da un coro decisamente stonato.

Cordiali saluti.

Gian Marco Martignoni della Segreteria provinciale Cgil

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