Cefalonia: un’occasione per non perdere la memoria
13 Aprile 2005
Egregio Direttore,
Mentre Le scrivo, sto assistendo alla seconda ed ultima puntata di “Cefalonia”; ora, se è indiscutibile il coraggio ed il valore dimostrato dai nostri soldati sui vari fronti di guerra, è altrettanto sorprendente che si continuino a ricordare personaggi come Vittorio Emanuele III e Pietro Badoglio: il primo, dopo aver – a suo dire – “vinto” la Prima Guerra Mondiale, ha consegnato il nostro Paese al Fascismo, condannandoci alla più feroce ed oppressiva dittatura della nostra Storia; il secondo ha sostenuto Mussolini ed il suo Regime sanguinario e liberticida, trucidando migliaia di Etiopi con i gas asfissianti e rischiando di distruggere una terra d’antica civiltà oltre all’unico Paese realmente cristiano di tutta l’Africa, per poi commettere il peggiore dei tradimenti, abbandonando la Patria e il popolo al proprio destino e ad una duplice occupazione, alleata da una parte, nazifascista dall’altra. Mi meraviglia che il suo comune natale, Grazzano Monferrato, insista nel chiamarsi ancor oggi Grazzano Badoglio: se gli abitanti fossero stati coerenti, avrebbero dovuto distruggerne la casa natale e cancellarne ogni segno della memoria!
Sorprende poi che mentre il Comando dell’Armata Rossa Sovietica fu pronto a riconoscere immediatamente successi quali quelli di Nikolaevka (“Solo il Corpo d’Armata Alpino può considerarsi imbattuto in terra di Russia”), i britannici hanno atteso una sessantina d’anni per ammettere il valore mostrato dai nostri soldati ad El Alamein, vittoria che – peraltro – non mi risulti essi non celebrino tuttora, causa anche l’elevato numero di perdite subite nello scontro; con ciò non intendo esaltare una parte piuttosto che un’altra, ma mostrare come noi italiani siamo soliti da un lato considerarci perdenti di natura e per carattere, dall’altro esaltare chi ci ha sempre disprezzati e demonizzare chi – al contrario – ci ha sempre tenuti in grande considerazione solo perché non condivide la nostra stessa fede religiosa e politico-ideologica (in questo non siamo del tutto obiettivi né coerenti, visto che i britannici non sono più cattolici dallo scisma di Enrico VIII, e gli Stati Uniti non mi risulta lo siano mai stati! Certo i russi sono ortodossi, ma non dimentichiamo che, per es., San Pietroburgo è stata costruita in buona misura da architetti italiani, il che mostra una certa simpatia russa nei nostri confronti).
Ad ogni buon conto, se la Storia ha dato ragione a chi ci stava sullo stomaco e torto a noi e ai nosti alleati (Germania e Giappone), dobbiamo accettarne il giudizio, anche se – come sappiamo – le cose si sono in seguito evolute, in buona misura per nostra fortuna, in tutt’altro senso.
Sentitamente Suo,



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