Cento anni di municipalizzata
16 Maggio 2006
Egregio Direttore,
esattamente 100 anni fa, nel mese di maggio del 1906, iniziava a Gallarate la gestione municipalizzata del servizio gas.
Fu, quella, la conseguenza di una decisione politica di enorme importanza che avrebbe poi segnato positivamente tutto il successivo sviluppo sociale ed economico della città. Io penso che, dopo 100 anni, sia senz’altro giunto il momento di riflettere sul significato di ciascuno dei settori nelle mani dell’azienda comunale ex municipalizzata, sulle modalità di gestione, sui benefici e costi complessivi – per tutta la cittadinanza – derivanti dalla loro proprietà pubblica. Per essere certi che la collettività stia usufruendo del migliore servizio con il minore degli oneri.
Molto è stato detto a livello nazionale, in materia di liberalizzazione, auspicando tutti a parole una apertura al mercato concorrenziale – almeno a livello europeo – come premessa per forniture di beni e servizi ai migliori prezzi. Questi principi sacrosanti si sono poi scontrati, nel paese, contro resistenze evidenti da parte dei monopolisti, sia pubblici che privati, spesso aiutati da uomini di partito a loro vicini per motivazioni economiche o, a volte, becero-localiste. Nella maggioranza dei casi le liberalizzazioni non sono quindi concretamente avvenute o si sono trasformate in semplici privatizzazioni dei monopoli. Basta guardare, a livello nazionale, alla situazione illiberale dell’informazione televisiva, fino a oggi ancora concentrata nelle mani di un unico soggetto.
Questo fatto è purtroppo avvenuto anche a livello periferico, soprattutto nel settore delle aziende ex municipalizzate. Che hanno spesso risposto alla richiesta di liberalizzazione del mercato con una politica di alleanze che è senz’altro positiva se mira a formare dei soggetti forti e capaci di competere sul mercato della libera concorrenza. Ma che diventa invece dannosa per il consumatore e per la collettività, là dove tende solo a difendere dei centri di potere costosi e inefficienti. Per questo io penso che le forze politiche che si contrappongono elettoralmente per la guida del Comune di Gallarate debbano entrare nel concreto anche su questo aspetto dell’economia cittadina.
A questo proposito faccio, a titolo esemplificativo, un paio di esempi.
Da oltre un anno a Gallarate è possibile acquistare il gas da uno dei diversi concorrenti dell’AMSC, anche per i consumi famigliari. Il gas viene sempre consegnato dall’AMSC, come a tutti gli altri utenti (ed è ovviamente lo stesso, perché viaggia negli stessi tubi), ma viene offerto a un prezzo inferiore, per esempio dell’8%, rispetto a quello pagato da chi acquista il gas dell’AMSC. Vi sono quindi cittadini gallaratesi che utilizzano lo stesso gas, che lo acquistano nelle medesime quantità, che lo pagano con analoghe modalità e con le stesse scadenze, ma che hanno una rilevante differenza di costo, pari a circa un mese di riscaldamento gratis ogni anno. E’ quindi lecito che l’utente si chieda a chi vada quell’8% che una parte dei consumatori paga in più e che si aggiunge, conviene ricordarlo, al normale utile d’esercizio a favore del gestore. Perché, se quell’extra ricavo dell’8% ritornasse a tutti noi cittadini gallaratesi, che siamo i padroni dell’AMSC, la cosa potrebbe anche avere una logica (pur non essendo comunque una politica corretta nei confronti del consumatore). Così sarebbe se, per esempio, quell’8% in più dovesse servire a promuovere iniziative concrete di risparmio energetico o a favore di categorie disagiate. Ma se questi soldi non dovessero ritornano alla collettività e si dovessero perdere in sprechi, o disservizi, o privilegi, o sponsorizzazioni, o clientele, o altro ancora, allora la vicenda evidentemente si complicherebbe. E se calcoliamo, per esempio, l’8% sull’ammontare complessivo delle forniture di gas, noi ci rendiamo conto che si sta parlando di tanti soldi, di qualche miliardo di vecchie lire, e non di qualche spicciolo trascurabile. Miliardi pagati nel corso degli anni da tutti i cittadini gallaratesi utenti del servizio gas.
Non si tratta quindi di essere fautori di astratte liberalizzazioni. Né tanto meno di favorire, attraverso queste, delle astute privatizzazioni dei profitti, magari con la collettivizzazione delle perdite. Si tratta invece di riconoscere la necessità di trovare – con un serio lavoro di studio e con un coerente e costruttivo confronto politico – delle forme di gestione corrette, magari anche diversificate per i diversi servizi, all’interno di un mercato che sia veramente concorrenziale a tutela di tutti i cittadini. E così è per tanti altri settori dell’azienda ex municipalizzata, per ciascuno dei quali occorre verificale la logica della gestione pubblica.
Pensiamo solo alle farmacie, dove l’intervento comunale ha indubbiamente un significato positivo, se serve a portare il servizio in zone trascurate dall’iniziativa privata. Così come ha un senso se è utile come reale calmiere dei prezzi, mancando l’esigenza del profitto. Ma io chiedo quale sia la logica e l’interesse pubblico nel mantenere le farmacie municipalizzate, se queste invece non assolvono a compiti sociali ed operano là dove potrebbe normalmente intervenire il privato.
E’ per questi motivi che ritengo sia necessaria e doverosa una presa di posizione chiara, su questi temi, da parte delle forze politiche e soprattutto dei candidati sindaci nel corso dei prossimi dibattiti “faccia a faccia”. Perché solo in questo modo si potrà finalmente avviare una stagione, anche a livello locale, di riforme costruttive e condivise. Quelle che mancano ormai da troppi anni.. E, soprattutto, perché in questo modo ciascun cittadino potrà esprimere in modo consapevole il proprio voto per il prossimo rinnovo del Consiglio Comunale.



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