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“Cerchiamo a Varese un’altra area per lo stadio”

stadio franco ossola varese
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18 Luglio 2022

Illustre direttore,

Ora che finalmente si sa quale campionato affronterà nel 2022/23 il Città di Varese, credo sia il momento di fare una riflessione sul tema che in queste settimane ha tenuto banco sopra tutti gli altri: la situazione dello stadio Franco Ossola.
Si è detto e scritto fino alla nausea che per ambire al ripescaggio in Serie C era ineludibile attuare un adeguamento dello stadio. Questo era ed è senz’altro vero, ma vorrei far presente che, in tutta la diatriba che ne è sorta, ci si è dimenticati di affrontare l‘aspetto più problematico di questa vicenda: la prospettiva.
Tradotto: cosa vogliamo fare DAVVERO con lo stadio della nostra città?
Mettiamo che effettivamente si intervenga sulla struttura esistente per adeguarla alla terza serie: si spendono dei soldi per fare quel che si deve fare… et voilà, se i risultati sul campo ci sorridono, il calcio professionistico potrà tornare a Varese.

E poi?
Ecco che casca l‘asino: qualora un domani (si spera non remoto) la prima squadra cittadina volesse e potesse tornare in Serie B, ecco che lo stadio sarebbe nuovamente non a norma. E stavolta non si tratterebbe di qualche seggiolino da piazzare o qualche stuccatura: l‘Ossola ha il velodromo, che in Serie A e B da qualche anno è proibito (infatti il Pordenone non ha mai giocato a Pordenone, in questi anni).
Quindi, dando per scontato che nessuno voglia vedere la squadra emigrare in un altro comune (affronto intollerabile e sicura fonte di lazzi da parte dei vicini comaschi…), cosa si fa? E soprattutto, anche se la B per ora sembra ed è piuttosto lontana, non è il caso di cominciare a pensarci adesso, invece di fare l’ennesima “toppa” a una struttura che, per il motivo sopra esposto, è e sarà sempre un freno a ogni velleità di crescita del calcio cittadino? E che in futuro costringerà all’ennesimo intervento “di emergenza”?

Qualcuno dirà “buttiamo giù il velodromo” e questo non mi trova d‘accordo: in Italia il ciclismo su pista sta vivendo un periodo di grande successo grazie a nomi come Ganna, Viviani, Paternoster, Barbieri, Vece… quindi perché non pensare di arricchire la proposta sportiva di Varese restituendo alla città un velodromo funzionante e capace di accogliere gare? In fondo ci son comuni in Italia molto meno rilevanti di Varese (es. Fiorenzuola d’Arda con la “6 giorni delle Rose”) che grazie al loro velodromo riescono ad organizzare rassegne internazionali e ad attirare un discreto pubblico internazionale.
Salviamo il velodromo quindi. Ma non è solo per colpa del velodromo che il calcio ad alto livello, all’Ossola, avrà vita breve. Il quartiere è infatti inadeguato, per ragioni viabilistiche ed urbanistiche, ad ospitare eventi ad alto/altissimo richiamo di pubblico. Ogni progetto del passato che ha ipotizzato la ristrutturazione dello stadio esistente non tiene conto di questo aspetto e va pertanto messo nel cassetto.

E cosa fare quindi? La risposta a mio avviso è semplice: copiare le esperienze virtuose realizzate altrove. Una su tutte: Frosinone (una città e una provincia meno popolosa della nostra e – mi sia permesso di dirlo – con ben minori possibilità economiche), dove il vecchio stadio in mezzo alla città è stato abbandonato in favore di una struttura nuova, realizzata in prefabbricato, conciliando il contenimento dei costi con la cura costruttiva. Un risultato ottenuto facendo leva su una parola chiave: modularità.

In altri termini, bisogna individuare un’area della città, possibilmente periferica e passibile di riqualificazione, nella quale si possa costruire un nuovo campo sportivo, dedicato fin da subito solo al calcio, che se edificato con struttura modulare potrà essere ampliato con facilità e parametrare la propria capienza alle REALI esigenze del bacino d’utenza. Perché diciamocelo: a che serve avere uno stadio da 10000 posti laddove l’afflusso di pubblico resta ben sotto i 5000?
E soprattutto, almeno per ora, non partiamo subito a fantasticare di idee faraoniche di “stadi polifunzionali” con albergo, centro commerciale e centro congressi… di cui sia a Varese sia in Italia si è sentito parlare a ogni piè sospinto, ma di cui sistematicamente non si è fatto (quasi) nulla.
Una sola dev’essere la premura di pubblico e privato, chiamati a un dialogo virtuoso: creare un posto dove poter giocare a calcio nel miglior modo possibile. Non è poi così difficile, se si ragiona pragmaticamente. O come dice il proverbio, se si guarda alla luna e non al dito.

distinti saluti

Luciano Fissore

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