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Chi ha voluto e chi sostiene Berlusconi?

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27 Luglio 2005

Egregio direttore,

il capitalismo italiano – data la sua relativa debolezza in rapporto alle altre potenze imperialiste – ha perso nell’ultimo decennio molte posizioni sull’arena mondiale della contesa economica e politica, passando da una fase di rincorsa degli imperialismi più forti ad una fase di difesa da quelli in crescita. Così, alle tare intrinseche ed ai nuovi elementi di difficoltà creati dall’introduzione dell’euro e dalla conseguente impossibilità di ricorrere alla svalutazione competitiva si è aggiunto il fatto che l’ascesa di nuove potenze capitalistiche ha reso problematico, per un verso, il mantenimento di un ruolo di media potenza regionale (con interessi globali) da parte dell’imperialismo del “bel paese” e, per un altro verso, ha accresciuto le sue tendenze espansionistiche, come dimostra la presenza di consistenti forze militari italiane in tutti i principali quadranti dello scenario mondiale. Questi fattori hanno provocato, sia sul piano interno che su quello esterno, una crescente aggressività dell’intero capitalismo italiano (grandi famiglie, settori di piccole e medie imprese ed imprese pubbliche privatizzate), un inasprimento della pressione sui costi di produzione (anzitutto sui salari) e la ricerca di condizioni propizie tanto per un’espansione delle multinazionali a base “tricolore” quanto per l’investimento di capitali stranieri in Italia.
Sul piano politico ciò ha significato la riaggregazione del capitalismo attorno ad un programma di destra, la fine della politica delle concessioni riformiste alle masse popolari, l’impossibilità di proseguire con la “concertazione” e quindi una più decisa torchiatura del proletariato, diretta ad aumentare l’estrazione di plusvalore e a massimizzare i profitti. Il rafforzamento del predominio della borghesia sulla classe operaia e su tutti gli altri gruppi sociali subalterni, nonché la conseguente modificazione delle forme del potere statale in senso vieppiù autoritario, sarebbero già sfociati in un vero e proprio regime del capitale finanziario se, nella fase iniziale e intermedia della parabola del centrodestra, non si fosse inserito, spezzandola e disarticolandola, il cuneo della potenza organizzata della classe operaia e dell’opposizione di massa.
Sennonché, la domanda cui occorre dare risposta, in un quadro economico-sociale e politico-istituzionale dominato da tali fattori, è la seguente: chi ha voluto e chi sostiene Berlusconi?
Lo hanno voluto e lo sostengono, in primo luogo, i circoli dominanti del capitale monopolistico (sia quelli che fanno capo alle vecchie famiglie sia quelli emergenti), le banche, le assicurazioni, i grandi industriali, i latifondisti, i possessori di grandi patrimoni, ossia quel 5% della popolazione italiana che possiede i principali mezzi di produzione e la maggior parte della ricchezza sociale. Costoro di fronte alla crisi di sovrapproduzione e alla conseguente recessione economica, hanno messo in secondo piano la loro rivalità e ricercato un governo stabile che permettesse di mantenere bassi i salari ed aumentare la flessibilità della forza-lavoro, e che garantisse inoltre, all’ombra dell’alleato americano, una postura più assertiva sul piano internazionale. La grande borghesia – dopo aver approfittato a larghe mani dell’azione di logoramento condotta dal centrosinistra sulla classe operaia – ha firmato una cambiale a Berlusconi per incassare quello che resta delle imprese e del patrimonio pubblico, per abbattere gli oneri sociali ed aumentare gli aiuti statali, per ricapitalizzarsi drenando la ricchezza da tutti i pori della società e incrementare non solo profitti, ma anche e soprattutto rendite e interessi.
In secondo luogo, lo hanno voluto e lo sostengono gli industriali medi e piccoli, che rappresentano la vera base sociale della Lega e che vogliono avere le mani completamente libere nelle aziende e non pagare le tasse; è il popolo dei ‘capitalisti lillipuziani’ (rappresentano il 90% della Confindustria e D’Amato era il loro portavoce) che preme per liberare gli “spiriti animali” del capitalismo italiano, che reclama sgravi e finanziamenti che gli consentano di penetrare nei mercati esteri, che vede nel ricatto verso gl’immigrati un formidabile strumento di sfruttamento e divisione degli operai, che nutre un’avversione congenita nei confronti del proletariato e vuole consumare la sua vendetta contro il movimento operaio.
In terzo luogo, lo ha voluto e lo sostiene il Vaticano che ne trae vantaggi consistenti sul piano economico, che ha incassato la ‘parità’ fra scuola confessionale e scuola pubblica e l’immissione in ruolo degl’insegnanti di religione, che torna all’attacco su procreazione assistita, aborto, divorzio e coppie di fatto, sforzandosi di promuovere un’impossibile riconquista della società italiana all’ideologia cattolica.
In quarto luogo, lo hanno voluto e lo sostengono le famiglie mafiose, i corrotti, i parassiti, i privilegiati, i furbi, gli evasori, i raccomandati e gli anticomunisti di ogni tipo, che si rispecchiano come non mai nell’antropologia di buona parte del consiglio dei ministri.
In quinto luogo, lo hanno voluto ed in parte lo sostengono attivamente ampi settori della piccola e media borghesia delle metropoli e delle province, i lavoratori “delle partite IVA”, i quadri intermedi dello stato e delle aziende, le gerarchie militari, gran parte dei componenti delle forze dell’ordine, i commercianti, ampi settori dei contadini piccoli e medi. Atterriti dalla prospettiva di un loro declassamento, affascinati dalla scalata sociale che il leader di Forza Italia personifica, attratti dalla speranza di acquisire una posizione privilegiata grazie alle rendite parassitarie del risparmio e all’alleggerimento del carico fiscale, gli appartenenti a queste ‘mezze classi’ scosse dalla crisi si orientano contro il proletariato invece che contro la borghesia, tendendo a polarizzarsi sui capitalisti (dal momento che è assente un centro di attrazione comunista capace di costruire una politica di alleanze attorno alla classe operaia).
In conclusione, la concretezza materiata di interessi che emerge da tale analisi del rapporto fra società e potere offre un filo conduttore prezioso a chi intenda orientarsi nella lotta fra le classi, cogliendo quei nessi tra i differenti livelli, economico, politico, istituzionale e giuridico, che spiegano l’organicità di Berlusconi e dei suoi alleati al blocco di potere capitalistico, clientelare, nordista e mafioso, che domina il nostro Paese in tutte le sue articolazioni.

Eros Barone

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